Equo compenso: importante il principio introdotto ma per essere efficace la norma va chiarita

"Nel Decreto Fiscale (n. 148/2017) collegato alla Manovra di bilancio appena approvato dalla Camera in via definitiva, all'art. 19-quaterdecies , viene riconosciuto il diritto all'equo compenso per tutte le prestazioni rese dai professionisti nei rapporti con i committenti "forti", in particolare per i rapporti professionali regolati da convenzioni predisposte unilateralmente con imprese bancarie, assicurative e grandi imprese. La disposizione interviene anche nei rapporti tra professionista e Pubblica Amministrazione, prevedendo espressamente a carico di questa l'impegno a garantire il principio dell'equo compenso per le prestazioni rese dai professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo l'entrata in vigore della legge. Ma la norma non è di facile applicazione e quindi ci si chiede se risulterà davvero efficace: l'obiettivo è  quindi raggiunto?

Innanzitutto  si pone la questione di come verrà valutata  l'equità del compenso; mentre per le professioni ordinistiche si richiamano espressamente parametri  individuati da appositi decreti ministeriali,  non sono indicati criteri di riferimento per i professionisti non iscritti a ordini o collegi. Anche in questo caso dovranno essere adottati  DECRETI MINISTERIALI? Quali saranno le modalità con cui individuare una remunerazione che sia equa?

Purtroppo la mancanza di parametri mette a rischio l'attuazione del principio dell'equo compenso  anche nei rapporti con la Pubblica amministrazione, vincolata inoltre dalla clausola di invarianza finanziaria.

Ci auguriamo quindi che presto vengano chiariti questi aspetti che pregiudicherebbero l'effettiva operatività di una norma che rappresenta un riconoscimento importante per tutti i professionisti, soprattutto nei rapporti con la P.A., ma che rischia di non realizzare i risultati per i quali è stata pensata".

05 dicembre 2017