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L'intervento del presidente Sangalli

 

Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli

 

Cari Amici, buonasera a tutti. Innanzitutto, comincio ringraziando i nostri ospiti, nel senso più completo del termine "ospite".  Oggi, infatti, gli Onorevoli Comi, Pittella e Toia sono ospiti di Confcommercio perché hanno accolto il nostro invito ad essere qui con noi, ma ci ospitano anche qui a Bruxelles.

Ed è una reciprocità consueta: questi rappresentanti sono certamente tre figure di riferimento per il nostro mondo in Europa e che hanno specifica competenza sulle questioni d'interesse per il nostro Sistema associativo, a cui danno voce.  Un grazie di cuore va poi anche agli altri autorevoli relatori, a tutti gli esponenti istituzionali presenti, ai rappresentanti del nostro Sistema associativo e ai collaboratori di Confcommercio International.

In particolare, permettetemi di ringraziare il Presidente Marchiori, l'amico Alberto, "anima politica" del nostro Ufficio di Bruxelles.  Oggi parliamo del futuro dell'Europa, un tema molto ampio sul quale Confcommercio ha elaborato un position paper.

Da parte mia, tenterò oggi di riassumerlo cosí, partendo da uno spunto particolare che ho avuto modo di ascoltare durante l'Assemblea di una nostra importante Federazione, la scorsa settimana, nell'intervento del responsabile per il Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale in Vaticano, a Roma. Mi fa piacere perché è anche un modo per ricordare quelle che a mio parere sono due componenti fondamentali delle fondamenta dell'Unione Europea, e spero anche del suo futuro: le radici cristiane e la centralità della persona.

Dicevo, in quell'occasione si ricordava che nella dottrina sociale della chiesa ogni processo di discernimento si divide in tre fasi fondamentali: osservare, valutare, agire.

Ecco, secondo questa triade vorrei dividere anche il mio ragionamento di oggi.

Osservare.

In questi mesi Confcommercio è andata sul territorio italiano attraverso un road show europeo per presentare i fondi e le opportunità offerte dalla Ue. E' stata un'esperienza "concreta", fatta di ascolto e contatto diretto, che ci ha portato al secondo passaggio: valutare, appunto. Da questa esperienza sui territori sono, infatti, emersi alcuni passaggi fondamentali della posizione di Confcommercio sull'Europa che ci aspettiamo e vorremmo. Ne cito in particolare due.

Innanzitutto, è emersa l'importanza del riconoscimento del ruolo che i settori del commercio, turismo, servizi, trasporti e nuove professioni svolgono.

Una tesi tutt'altro che scontata, nel nostro Paese come nel resto d'Europa.  In tema di riconoscimento, in Italia abbiamo ottenuto un risultato importante proprio negli ultimi mesi.  Il Piano Europeo per l'innovazione Industry 4.0 era stato tradotto (malamente) nel nostro Paese come Industria 4.0.

Proprio su impulso della Confcommercio, il Ministro Calenda l'ha rinominato pochi mesi fa Impresa 4.0. Guardate, non si tratta di nominalismo, ma di riconoscere il ruolo di un settore senza il quale la crescita è azzoppata ma anche l'innovazione è cieca.

Solo l'attenzione al terziario di mercato può infatti consentire di attivare pienamente le politiche per l'innovazione, quelle sull'accesso al credito, le politiche fiscali a sostegno della crescita, quelle per il lavoro e per lo sviluppo territoriale. A proposito di sviluppo territoriale, vengo al secondo passaggio fondamentale del nostro "valutare": la centralitá dei territori e in particolare delle città nello sviluppo.

Vale la pena ricordare il dato italiano per cui intorno ai nostri sistemi-città si addensa il 70% delle imprese dei servizi.  E voglio ricordare un altro impegno del nostro Presidente Marchiori, quello dei protocolli per la rigenerazione urbana che si stanno attivando, in virtù di un accordo con ANCI, in tutta Italia.

Veniamo quindi al terzo punto, all'Agire.

Come emerge dal position paper, per la Confcommercio la linea di condotta è piuttosto semplice. Crediamo che ci sia bisogno di più Europa nei temi la cui portata travalica i confini nazionali, come la sicurezza, il commercio elettronico, la concorrenza internazionale, il riconoscimento dei titoli di studio, il ricongiungimento delle pensioni versate nei singoli Paesi. Al contrario, però, sulle tematiche con valenza locale  o con profonde differenze tra gli Stati, l'Europa dovrebbe delineare solo i principi guida lasciando ai territori -e ad un sempre valido principio di sussidiarietà- la definizione delle regole.

E penso alla programmazione urbanistica e commerciale, al welfare, alla contrattazione, alla scuola, dove uno sviluppo territoriale non può, e non deve, essere "calato dall'alto". In sintesi, come ha scritto l'On. Toia, la chiave "imparare a vivere in un mondo globalizzato nel modo più democratico possibile, cioè facendo funzionare l'Unione europea nel modo più semplice, trasparente ed efficace".

Non è semplice trovare le risposte in equilibrio tra grandi temi e applicazione minuta. E penso a proposito a due esempi clamorosi.  Il primo che riguarda il credito, il secondo la direttiva Bolkestein. Sul credito pensiamo all'incertezza per operatori e  imprenditori legata alla vicenda degli NPL, dei crediti deteriorati.

Ribadisco la nostra posizione al riguardo: lo smaltimento delle sofferenze bancarie, che rappresentano la parte più rilevante dei crediti deteriorati, è certamente un obiettivo condivisibile. La tenuta e la solidità del sistema bancario è infatti anche prerogativa di un sistema produttivo in grado di investire, produrre ricchezza e occupazione.  Quello che non ci convince sono le modalità e i tempi in cui il Servizio di Vigilanza della BCE intende dall'alto intervenire sul tema, col rischio di ridimensionare drasticamente le possibilità d'investimento nella quotidianità delle imprese.

Si rischia di avere meno credito e più tassi, in un cortocircuito tra regole generali e funzionamento dell'economia reale. Non è un tema astratto. Come ha scritto l'amico Pittella in modo tranchant (mi pare che si dica cosí in Europa): "i cittadini vogliono risposte e se ne fregano degli scenari e delle procedure".

Arrivo quindi ad un'altra nota dolente, sulla quale peraltro si sta particolarmente impegnando al nostro fianco l'On Comi.   Parlo della proposta di direttiva volta a modificare, in maniera sostanziale, la procedura di notifica dei regimi di autorizzazione e dei requisiti relativi ai servizi prevista dalla Direttiva Bolkestein.  Finora la giurisprudenza, (anche costituzionale italiana, e quella della Corte di giustizia europea) ha ripetutamente affermato che spetta ai singoli Stati membri la valutazione sull'idoneità delle normative e dei provvedimenti amministrativi per perseguire finalità quali: lo sviluppo delle attività economiche in determinate zone,  la riqualificazione della rete distributiva   la rivitalizzazione del tessuto economico, sociale e culturale nei centri storici e nelle aree di particolare interesse del proprio territorio, la salvaguardia dei valori urbanistici e ambientali.  Tutti temi che toccano molto da vicino le imprese che Confcommercio rappresenta. Sarebbe un errore imperdonabile cambiare questa impostazione.

E noi lo diciamo certamente rappresentando, elaborando e portando degli interessi, quelli delle imprese del terziario di mercato italiano. Ma, se è vero che siamo "di parte" -ci chiamano addirittura "parte sociale"- nondimeno ci sentiamo anche "parte" fondamentale del Paese e dell'Europa. E portiamo istanze, valori, idee, sviluppiamo    progetti, percorsi, soluzioni che siano un bene per tutti.  Abbiamo l'ambizione di far parte di qualcosa di più grande di noi. Ecco allora la vorrei dire cosí, in conclusione di questo mio intervento sul tema del "futuro dell'Europa".

Lo vorrei dire con le parole che il Presidente della Fondazione Alcide De Gasperi di Trento, il Professor Tognon, ha detto pochi mesi fa nelle celebrazioni dei Trattati di Roma.  "Le figure di uomini come quelli che hanno portato ai Trattati di Roma sono più vive di quanto sembri.  Scompaiono forse dalle prime pagine, ma restano nel profondo di questa Europa che agli occhi di un giovane europeo è ancora più grande di quella di De Gasperi e di Schuman.  Solo in Europa i nostri figli possono trovare ad ogni passo città, ponti, piazze, mercati, chiese, università, banche, dove gli usi e i costumi nazionali non sono motivi di ostacolo, ma segni collettivi di riconoscimento.L'Europa che vogliamo non è un pellegrinaggio della memoria, ma un viaggio nella pienezza umana."  Questa è l'Europa che vuole la Confcommercio, che vogliamo anche noi. Vi ringrazio.

30 novembre 2017