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Sangalli: "le reti di impresa funzionano quando nascono da una scintilla"

"Una rete che funziona nasce da una scintilla, da un innamoramento tra imprese che vogliono fare un pezzo di strada insieme. Per fare una buona rete ci vogliono, anche, metodo, gli strumenti giusti. E, proprio, sugli strumenti, si sono concentrate le nostre attenzioni, in questi anni". Lo ha detto il presidente di Confcommercio Milano e Lombardia, Carlo Sangalli, durante il suo intervento al convegno ' Reti di impresa. Opportunità di sviluppo', nella sede di Confcommercio, a Milano. "C'è chi si è mosso in rete per sopravvivere alla crisi, chi per cogliere opportunità per Expo, chi per seguire il cambiamento del mercato", ha sostenuto Sangalli proponendo tre punti di riflessione, "con cui Confcommercio ha abbracciato, con convinzione, il metodo delle reti. Le reti sono ante in una logica manifatturiera ma funzionano, anche, nel terziario, dove, dal 2012, sono cresciute del 10%, con poco meno di 2.500 imprese del commercio, del turismo e dei servizi. Le reti sono, anche, un cambiamento culturale perché il problema delle dimensioni si supera con la collaborazione, sono strumenti di rilancio ma non bisogna creare reti fragili, e qui è il ruolo delle istituzioni e delle associazioni". Il secondo punto riguarda "il boom delle reti di impresa, tra il 2012 e il 2013, quando Regione Lombardia ha investito risorse e le associazioni si sono impegnate a promuoverle. L'azione pubblica e delle associazioni e il successo delle reti dimostrano che, quando le istituzioni e le associazioni si muovono insieme, si ottengono risultati importanti. I corpi intermedi sono strumenti indispensabili, non una zavorra. Senza di loro, una società sana non può stare in piedi", ha sottolineato. Quindi, Sangalli ha chiesto "nuovi bandi per il mondo delle associazioni come fa imitatori per le reti di impresa ma, anche, per i clienti", creando un voucher. Terzo e ultimo punto, "la ripresa economica. Dopo sette anni di crisi che hanno indebolito il sistema produttivo e ridotto la ricchezza italiana, tornare a crescere è difficile, i segnali sono fragili, timidi e incerti: il Pil del quarto trimestre del 2015 è stato deludente. Il governo deve vincere la scommessa di trasformare la ripresa statistica in crescita duratura e stabile per il Paese. Il governo deve tagliare la spesa pubblica improduttiva per trovare le risorse necessarie per la riduzione delle aliquote Irpef. Abbiamo il triste primato della pressione fiscale tra le più alte del mondo, creando meno crescita. La ricetta per un Paese equo che torna a crescere e scongiurare il ricorso alle clausole di salvaguardia è meno spesa pubblica e meno tasse", suggerisce. "Le imprese, mettendosi in gioco, accettano la sfida del cambiamento e i corpi intermedi devono supportarle e accompagnarle con gli strumenti giusti. Le istituzioni devono mettere in condizioni le imprese di lavorare bene", ha concluso.

15 febbraio 2016