Dal secondo rapporto
dell’Osservatorio Unioncamere sulle nuove imprese e sui neo imprenditori
presentato a Lucca, emerge che le nuove imprese, circa 233 mila in media ogni
anno tra il 1998 ed il 2000, si dividono tra quelle che nascono piccole ma già
pronte per crescere e diventare più aggressive sui mercati e quelle che sono
troppo grandi per sopravvivere e quindi rapidamente fanno marcia indietro e si
ridimensionano. Tra queste due tipologie ci sono poi le imprese mono-cellulari,
quelle nate piccole con l’obiettivo di rimane piccole, e quelle più strutturate
che restano stabili nei primi anni di attività. Per ciò che riguarda i manager
delle imprese neonate, l’Osservatorio indica un età sui 35 anni, in genere
maschio (71,6% del totale), diplomato (50,4% dei casi) con alle spalle spesso
un passato di lavoratore dipendente (operai nel 29,8% dei casi, impiegati,
quadri o dirigenti nel 22,3%). L’Unioncamere nella sua ricerca sottolinea anche
le motivazioni personali dei fondatori di impresa: il desiderio di benessere
economico e di affermare se stessi (37% delle risposte raccolte) e solo in
misura minore (16%) la necessità di trovare uno sbocco lavorativo.
L’insoddisfazione verso il lavoro precedente è la motivazione che guida l’8%
dei neo manager, seguita dalla tradizione familiare (6,2%). Le agevolazioni
fiscali e creditizie stimolano solamente lo 0,4% del totale degli imprenditori.
Nella ricerca si vede inoltre che l’impresa al femminile è la più forte
motivazione dell’auto-impiego: una donna su cinque è spinta da quella molla,
legata probabilmente “all’alta percentuale di casalinghe e di ex disoccupate
tra le neo-imprenditrici, rispettivamente, il 19,2 e il 10,7%”. Le donne,
tuttavia, mostrano di avere un’attenzione al mercato significativamente elevata
in qualche caso anche superiore a quella mostrata dagli uomini: in particolare
alle effettive potenzialità commerciali della propria iniziativa, visto che il
19% delle donne manager fa ricorso a specifiche ricerche di mercato prima di
avviare l'impresa. Le neo-imprese sono 233 mila in media annua, escludendo
quelle cessate (liquidate o sospese già alla fine dello stesso anno). Le
restanti 160 mila iscrizioni (pari a 40,7%) però, non costituiscono un insieme
omogeneo: 97 mila unità rappresentano “subentri” a imprese preesistenti
cessate, liquidate, fallite o sospese, mentre le restanti 63 mila rappresentano
separazioni, scorpori e filiazioni da imprese preesistenti ancora attive o
inattive. Il tasso medio annuo nei tre anni considerati, presenta quindi una
natalità reale pari al 5,4% che sale al 5,9% se si escludono agricoltura e
silvicoltura. Sotto l’aspetto territoriale, la maggioranza delle nuove
iniziative avviate fra il 1998 ed il 2000 si concentra in Lombardia (13,9%),
seguita da Campania (10,1%), Sicilia (9,2%), Lazio (8,9%), Veneto (8%), Puglia
(7,8%), Emilia Romagna (7,2%), Piemonte (7,1%) e Toscana (6,7%).