Una ripresa
che “ha guadagnato velocità, ma è in ritardo rispetto all’economia globale”.
Così i
tecnici del Fondo monetario internazionale dipingono l’attuale quadro economico
della zona euro dopo le consuete missioni nei Paesi europei. Per quest’anno i
tecnici del Fondo si aspettano una crescita del 2% circa e per il prossimo del
2,25% circa. Le precedenti previsioni, pubblicate lo scorso aprile nel World
Economic Outlook, davano il Pil di Eurolandia in espansione dell’1,7%
quest'anno e del 2,3% il prossimo.
A tirare
l’economia di Eurolandia è soprattutto la forte domanda globale attraverso le
esportazioni, mentre “la velocità della domanda interna è particolarmente
debole in Germania e Italia”. In generale - nota il rapporto – “i consumi
privati sono
rimasti
deboli a causa del mercato del lavoro fiacco, delle incertezze sull’occupazione
e delle minori aspettative sul reddito futuro”.
Per quanto
riguarda l’inflazione, il recente rialzo dei prezzi petroliferi potrebbe
mantenerla “sopra il 2% nel 2004, con una discesa sotto tale soglia soltanto
nel 2005”. Tra i fattori che l’anno prossimo dovrebbe contribuire a raffreddare
i prezzi, il mercato del lavoro debole, la disciplina salariale e gli effetti
positivi sui prezzi dell’euro forte. Note dolenti per il nostro Paese arrivano
invece sul fronte della produttività del lavoro: il rallentamento di questo
parametro nella seconda metà degli anni ‘90 (-0,7%) è infatti imputabile
all’Italia per ben il 40%. Alla bocciatura da parte di Washington sul fronte
della produttività, si accompagna però una promozione per le riforme del
mercato del lavoro. “Dopo il vertice di Lisbona, c’è stato un aumento delle
riforme soltanto in quattro Paesi (Danimarca, Germania, Italia e Spagna)” e “ad
eccezione dell’Italia, le maggiori economie in generale hanno realizzato meno
riforme”. Bene anche la riforma delle pensioni: il direttore del Dipartimento
Europeo del Fondo Monetario Internazionale, Michael Deppler, ha infatti detto
di accogliere “molto favorevolmente” il provvedimento, mentre è diverso il
discorso riguardo la riduzione fiscale. “Occorre evitare – ha detto lo stesso
Deppler - tagli nelle tasse durante il risanamento, durante il consolidamento”
dei
conti
pubblici”