Malgrado lo
stop della Ue, si allarga in Italia il fronte di coloro che spingono per
indurre il
Governo ad
abbassare le tasse sulla benzina. Dopo i consumatori, ha fatto sentire la sua
voce anche il sindacato, che ha comunque attaccato Governo e compagnie.
Per il
segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, “in una situazione particolare
come quella che stiamo vivendo, la leva fiscale va usata per calmierare i
prezzi dei carburanti e quindi contenere un’inflazione già elevata”. Pezzotta
non è entrato nel merito delle
proposte
tecniche da utilizzare, notando però che “al di là di formule più o meno
estemporanee, la triste verità è che non c’è da parte del Governo una strategia
seria
per
affrontare la situazione. Basta vedere come è stato congegnato il Dpef,
generico, senza una strategia seria, di innovazione, di investimenti, di
sviluppo. Le uniche
misure
strutturali si continuano a fare sulla pelle della gente”.
Il suo
collega Angeletti, leader della Uil, se la prende invece con chi specula. “La
vera tassa occulta non è quella degli sceicchi, ma quella imposta dalle
compagnie petrolifere e dai commercianti che speculano sui prezzi”.
Il Governo,
in attesa di capire come muoversi, per ora minimizza l’impatto sui consumi e la
crescita. Per il neo-consigliere economico di Palazzo Chigi, Renato Brunetta,
“le previsioni del Dpef già
consideravano il prezzo del petrolio sui 40-44 dollari al
barile. E
poiché sono previsioni molto caute per ora non c’è nessuna revisione all’ingiù”..
Solo oltre questa soglia ci sarebbe da preoccuparsi: “impennate di due o tre
mesi non hanno grandi effetti. Quello che conta è capire quanto durerà questa
fase. La situazione è
preoccupante
ma non drammatica”. Brunetta garantisce comunque che l’Italia non prenderà
decisioni unilaterali: “qualsiasi strategia deve essere decisa a livello Ue.
Non sono possibili soluzioni nazionali e questo Marzano lo sa benissimo”.