Via libera a
tempo di record per il Dpef. Rispettando le attese, ieri Camera e Senato (con
il voto favorevole della sola maggioranza) hanno dato il segnale verde alle
linee guida economiche per il prossimo triennio che prevedono già per il
prossimo anno una
correzione
di 24 miliardi ai conti pubblici, fissando all’1,6% il livello dell’inflazione
programmata.
“Un buon
passo avanti”, lo ha definito Silvio Berlusconi, mentre il ministro
dell’Economia Domenico Siniscalco, chiudendo la discussione nelle Aule di
Camera e Senato si è riscoperto un po’ più ottimista dei giorni scorsi, pur
confermando la necessità di sacrifici. “Non sarà una manovra di lacrime e
sangue - ha assicurato - e il Governo non toccherà le tasche degli italiani”,
anche se le misure con cui ridurre le spese e rilanciare l’economia continuano
a essere coperte. “Le metteremo a punto ad agosto”, ha assicurato Siniscalco
che promette ai suoi tecnici un mese di lavoro. Poi a settembre il canovaccio
sarà discusso con le parti sociali. Un contributo potrà venire anche dalla
Banca d'Italia.
Ieri,
infatti, c’è stato un altro segnale di disgelo tra Governo e Via Nazionale. Il
Governatore Antonio Fazio è stato
a pranzo a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi, il
sottosegretario
Letta e il ministro Siniscalco. Al termine il premier ha annunciato che
“riprendiamo una calda, calda collaborazione con Bankitalia”. L’era Tremonti,
insomma, sembra definitivamente archiviata.
Tornando al
Dpef sono tre le linee guida che ispirano le relazioni approvate. “Una
correzione strutturale dei conti, un rilancio della crescita e una riduzione
del debito sostenibile che accresca la credibilità della politica finanziaria”.
In più, come auspicato da Siniscalco, ci sarà bisogno di “una scossa per uscire
dalla trappola della bassa
crescita,
riavviando un modello di sviluppo basato sui punti di forza dell’Italia”. Il
tutto senza toccare scuola, sanità, sicurezza e servizi sociali. Nel Dpef è poi
indicato che gli obiettivi di finanza pubblica non devono limitarsi a tenere il
rapporto deficit/Pil sotto
al 3%, ma
“devono includere un aumento dell’avanzo primario al 4% nel 2007”, finalizzato
alla riduzione del rapporto debito/Pil sotto la soglia del 100%.