La rete di vendita al dettaglio di
stampa e periodici che ha nell’edicola il suo perno principale deve essere
ammodernata dando più spazio a nuovi operatori anche non tradizionali, come i
supermercati. Lo sostiene l’Antitrust al termine della sua indagine conoscitiva
nel settore della distribuzione della stampa quotidiana, nella quale si critica
anche l’imposizione dello stesso prezzo di vendita al pubblico dei giornali. Questi elementi sarebbero non
irrilevanti nel fare dell’Italia uno dei Paesi europei nei quali la stampa è
fra le meno diffuse.
“L’Italia - si legge nella
relazione - resta l’unico Paese in Europa a contingentare l’attività di vendita
della stampa e a subordinare l’accesso al mercato ad autorizzazione. Il
sistema italiano è troppo
protezionistico nei confronti dei tradizionali operatori” e “protegge le
imprese presenti del mercato e restringe la concorrenza, impedendo l’accesso di
nuovi operatori quali librerie, piccoli negozi o grande distribuzione” con un
danno per il pluralismo. “L’ingresso di nuovi operatori nel sistema di vendita
- sottolinea ancora l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato -
determinerebbe un’accresciuta concorrenza tra le imprese, almeno in termini di
qualità dei servizi offerti ed in particolare di localizzazione del punto vendita rispetto al consumatore,
non essendo al momento consentita la concorrenza di prezzo, e potrebbe favorire
la diffusione della stampa.
L’ammodernamento della rete di vendita al dettaglio appare tanto più
importante se si pensa che la consegna in abbonamento attraverso il servizio
postale o a domicilio rappresenta solo l’8% delle vendite, contro il 29% circa
della Francia, il 13% del Regno Unito e il 64% della Germania”.
La rete tradizionale di vendita
appare, sempre secondo l’Authority presieduta da Giuseppe Tesauro, poco
funzionale per la vendita delle pubblicazioni meno conosciute e di più recente
ingresso sul mercato, limitando di conseguenza il pieno dispiegarsi della concorrenza
nel mercato editoriale e, quindi, anche la tutela del pluralismo
dell’informazione.