E’ iniziato ieri per Domenico Siniscalco un tour de force ricco di insidie. Per il nuovo ministro dell’Economia, dopo tanti annunci e proposte, è giunto infatti il tempo della messa a punto vera e propria della manovra economica per il 2005. E vista la situazione non certo rosea dei nostri conti pubblici, sui quali nelle ultime settimane è piombato anche il macigno del caro petrolio, si tratterà di un lavoro davvero arduo. Da oggi quindi farà quindi ritorno nei sui uffici del ministero di Via XX settembre per continuare a tessere la tela della manovra e riavviare i contatti con i colleghi di Governo e con le parti sociali, visto che proprio sabato ha annunciato che la sua finanziaria, oltre che “equa”, dovrà essere “condivisa”.
Ma prima c’è
stato un altro appuntamento importante. Siniscalco ha infatti incontrato a
Bruxelles il commissario europeo agli Affari Economici e Monetari, Joaquin
Almunia. Al termine
del colloquio, Almunia ha
dichiarato che il Dpef
italiano “è un documento realistico che stabilisce una chiara volontà di
riduzione del deficit pubblico”. “Il Dpef - ha aggiunto - non include
previsioni irrealistiche ed eccessivamente ottimistiche sulla crescita e
altre
variabili economiche”. Nello stesso tempo, però, “le cifre di riduzione del
deficit
pubblico a medio termine sono un po’ timide rispetto agli obiettivi concordati
nei grandi orientamenti di politica economica”.
Da parte
sua, Siniscalco ha parlato di “un incontro molto fruttuoso e molto di
interazione e cooperazione. Abbiamo parlato della situazione economica europea,
di quella italiana, di conti pubblici e prospettive per la legge finanziaria
italiana”. Nell'incontro - ha aggiunto il ministro - sono state affrontate
anche le “prospettive e proposte che la Commissione
farà di
interpretazione e applicazione del Patto di stabilità”. Per quanto riguarda
infine il tema dell’eventuale riduzione della tassazione dopo il caro greggio,
Almunia ha specificato che “nessuno Stato può prendere misure unilaterali senza
consultazione previa” tra i ministri dell’Economia dei 25 Stati membri.