Aveva subito
già quattro assalti dei banditi in passato, senza reagire, il gioielliere
veronese che il 5 agosto ha risposto all’ennesimo tentativo di rapina nel suo
negozio a
Grezzana facendo fuoco con la pistola: due colpi, che hanno raggiunto
mortalmente al torace, freddandolo, un malvivente di circa vent’anni. Il
giovane ed un complice, pistole in pugno, erano entrati nell’oreficeria “De
Silvestri” intenzionati a fare razzia di
gioielli. Sandro Del Silvestri, il titolare, era preoccupato avendo
notato negli ultimi giorni sempre più spesso visite sospette di clienti che non
aveva mai visto e non acquistavano alcunché. Per questo - spiega uno dei suoi
fratelli, Daniele, anch’egli titolare di gioielleria - era più in allerta del
solito e temeva sempre vicino a sé la pistola. Così,
con il
negozio da poco aperto, sono comparsi i due giovani, giunti a bordo di un
potente scooter. Una volta entrati nella gioielleria i due hanno subito svelato
le loro intenzioni: uno dei due ha aggredito l’unica commessa del negozio -
madre di due
bambini -
buttandola a terra e ammanettandola, mentre le puntava una pistola alla nuca.
L’altro ha diretto la sua arma alla schiena di De Silvestri, costringendolo a
dirigersi verso la cassaforte. Qui l’orefice sarebbe riuscito con un gesto
fulmineo ad estrarre la
pistola e
fare fuoco, prima un colpo e, durante una colluttazione, il secondo. Il giovane
bandito è stramazzato a terra, nel sangue, spirando pochi istanti dopo.
Colto alla
sprovvista dalla reazione dell'orefice, il secondo malvivente ha imboccato la
porta del negozio, ancora con la pistola in mano, e a bordo della moto si è
dileguato. Nella zona è scattata poco dopo una vasta caccia all'uomo, con posti
di blocco di carabinieri e polizia. Ma del fuggiasco ancora nessuna traccia.
“Le altre
quattro volte avevo sempre subito, non ne potevo più di pagare per i banditi”.
Queste le prime parole di De Silvestri, dopo la tragica sparatoria, raccolte da
un altro fratello, Carlo, anch’egli nel commercio con un negozio di hi-fi poco
lontano dall’oreficeria. Un destino, quello delle rapine, che accomuna tutti e
tre i fratelli Del Silvestri. Carlo una volta ha addirittura inseguito i
malviventi, riuscendo a bloccarli e a consegnarli alle forze dell’ordine. “Ma è
tutto inutile - ha commentato - perché poi li hanno rimessi subito in libertà”.
Anche a Daniele, l’altro fratello gioielliere, i malviventi hanno fatto spesso
visita, in alcuni casi con rapine dalla modalità violenta. “Una volta -
racconta - mi hanno tentato con la canna della pistola puntata in bocca per
parecchi
minuti. Mi
sono curato per anni per riprendermi dallo choc. Ma io la pistola non sono mai
riuscito ad usarla; alla fine l’ho consegnata ai carabinieri”.
Frattanto la
Procura di Verona ha aperto un fascicolo d’inchiesta con l’ipotesi di omicidio.
Saranno poi l’esatta ricostruzione dei fatti e soprattutto le perizie, quella
medica e quella
balistica, a
stabilire la dinamica dei fatti e se la reazione del commerciante sia stata
proporzionata o meno al pericolo corso. L'uomo sarà indagato, come atto dovuto,
anche per consentirgli di essere rappresentato da un difensore negli atti
preliminari dell’inchiesta.