“Non
avevamo certo bisogno dei pur autorevoli pareri espressi nel corso dei lavori
dell’ultimo vertice del Fondo Monetario Internazionale per sapere quanto fosse
preoccupante il livello di stagnazione dell’economia dei Paesi dell’Unione
Europea”. Con queste parole, il presidente di Confcommercio Sergio Billè ha
cominciato il suo intervento al convegno Turismo motore d’Italia, organizzato a
Verona dalla locale Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.
“Si pensava – ha detto il presidente di Confcommercio - che la ripresa che è
arrivata negli altri continenti potesse avere, di rimbalzo, una specie di
effetto cortisonico anche sull’Europa, ma non è stato purtroppo così o almeno
non è ancora così. Per il nostro Paese le cose sono andate anche peggio perché,
a questa persistente e negativa congiuntura dell’area europea, se ne è aggiunta
un’altra endogena di tipo strutturale che rischia di trasformarsi in una crisi
di sistema”.
Per
uscire dallo stallo, secondo Billè, è necessario realizzare una “politica di
stimolo” rilanciando prima di tutto i consumi ma “all’interno della maggioranza
di Governo, continuano ad esserci idee ancora abbastanza diverse tra loro su
come debba realizzarsi questa politica”. Un fatto che preoccupa il presidente
di Confcommercio, “perché quando la dialettica e il confronto politico ed
istituzionale, pur necessari in un sistema democratico, sembrano continuare
all’infinito si rischiano effetti paralizzanti nell’azione di un Governo”.
Secondo Billè, “occorre anche rivisitare e razionalizzare il sistema degli
incentivi che vengono erogati oggi ad una parte del sistema delle imprese e
che, conti alla mano, si sono rivelati, in tutti questi anni, solo parzialmente
produttivi. C’è un settore invece che più di molti altri, se adeguatamente
sollecitato, potrebbe dare subito risultati di controtendenza assai
significativi. Parlo naturalmente del Turismo”. “Il nostro prodotto turistico –
ha aggiunto Billè - conserva un’eccezionale vitalità che andrebbe sfruttata
assai di più e meglio di quanto viene sfruttata oggi. E’ una cosa che
continuiamo a ripetere e a ripeterci, con monotona litania, da tempo, ma non
c’è peggior sordo di chi, e mi riferisco soprattutto alle istituzioni, non vuol
sentire. Eppure dovrebbe essere chiaro a tutti che proprio le nostre imprese
del turismo sono oggi in grado di vendere un prodotto che, proprio perché unico
al mondo e ad alto valore aggiunto, non teme la concorrenza né di quelli
americani, né di quelli giapponesi né di quelli cinesi”. Billè ha quindi
fornito alcuni dati sul turismo: “l’Europa detiene ancora oggi il 53%, per
quanto riguarda il turismo, della capacità ricettiva mondiale e il 58% dei
ricavi. Tra il 1990 e il 2002 gli arrivi, nel nostro continente, sono aumentati
del 46%, superando i 410 milioni di unità. Nel 2020, secondo stime dell’OMT,
gli arrivi in Europa supereranno la quota dei 700 milioni rispetto ad un totale
mondiale di circa un miliardo e cento”. “Con dati così importanti – ha
precisato il presidente di Confcommercio - l’Europa farebbe bene a dedicare a
questo problema assai più attenzione di quella che gli dedica”. “Un’altra
considerazione è che l’Italia pur essendo oggi, per ricettività alberghiera, la
seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti, rischia, per quanto riguarda il
business turistico nel suo complesso, di venir surclassata non solo dalla
Francia, ma ora anche dalla Spagna. E potremmo scivolare, in mancanza di
interventi, ancora più in basso perché con la globalizzazione dei mercati anche
il turismo sta diventando uno strumento di sviluppo economico di sempre
maggiore importanza”. Un’importanza che secondo Billè aumenterà ancora dal
prossimo primo maggio, quando con l’allargamento a dieci nuovi Paesi dell’Unione
Europea, arriveranno milioni e milioni di nuovi consumatori. “Mi chiedo – ha
osservato Billè - chi stia pensando ad un piano che consenta di gestire, sotto
il profilo turistico, un evento di simile portata, dove sia un programma di
efficace promozione, cosa si stia facendo per predisporre un’offerta che sia in
grado di corrispondere a questo nuovo tipo di domanda”. “Altro nodo
fondamentale – ha detto il presidente Billè – è l’entrata in vigore
dell’accordo Ue-Cina, che farà dell’Italia una potenziale destinazione
turistica per quel mercato della domanda, almeno 100 milioni di unità entro
pochi anni, che si profila come il più grande del mondo”. Billè ha infine
citato il cartello della IATA che raccoglie oggi i principali vettori aerei e
che perderà, sempre a partire dal mese di maggio, la propria immunità antitrust
cioè il proprio monopolio. “Mi chiedo quale sia – ha osservato - di fronte a
questi eventi, la strategia della nostra compagnia di bandiera. E’ tanto, e non
è detto che ci si riesca, se eviteremo che essa, per ragioni di bilancio,
chiuda i battenti, ma dove sono le politiche e le strategie di sviluppo di un
settore che, visti i nuovi flussi turistici, ha per noi un valore
determinante”? Il presidente di Confcommercio ha chiuso il suo intervento con
una riflessione sullo stabilimento Fiat di Melfi: “lo Stato ha erogato
incentivi e contributi a fondo perduto pari a circa un miliardo di lire per
unità operativa. Non dico che lo Stato non dovesse incentivare, in qualche
modo, anche al Sud, lo sviluppo del settore industriale, ma, riflettendo oggi
sulle politiche adottate per favorire questo sviluppo, due fatti mi sembrano
incontrovertibili. Il primo è che questa politica degli incentivi non ha fino
ad oggi in alcun modo aperto una reale prospettiva di sviluppo industriale
nell’area meridionale. Melfi esiste anche se, come vediamo, con mille problemi
- ma continua ad essere un’oasi nel deserto. Il secondo è che, mentre si
erogavano tutti questi miliardi per l’insediamento di un piccolo enclave industriale,
non si sono poi trovati, invece, i soldi necessari per creare, al Sud, quelle
infrastrutture che, per lo sviluppo del turismo, erano indispensabili”.