Con la tavola rotonda che ha visto la parrtecipazione del presidente di Confcommercio Sergio Billé, del ministro della Giustizia Roberto Castelli, del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni, del ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca e di Tiziano Treu, membro della Commissione Lavoro del Senato, si è chiuso a Lecco il Forum organizzato dal Gruppo nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio.
Nella prima giornata sono stati presentati i risultati del sondaggio “I giovani: un voto per l’Europa”, commissionato all’Istituto Piepoli dal Gruppo nazionale dei giovani imprenditori di Confcommercio. Ebbene: i giovani italiani (18 milioni, pari al 38% della popolazione con diritto di voto) hanno un atteggiamento ambivalente nei confronti dell’Europa: da un lato due “under 40” su tre credono “molto” o “abbastanza” nell’Unione Europea e il sentimento maggiore che esprimono, nei confronti della stessa, è quello della “speranza” (58%); dall’altro finora non si ha l’impressione che l’Unione Europea abbia fatto abbastanza per i giovani. Anzi, in circa il 60% dei casi il giudizio da questo punto di vista è negativo. Inoltre, un giovane su due ritiene che almeno qualche altro Paese europeo abbia fatto di più per i giovani di quanto fatto dall’Italia.
Vivere in Italia, comunque, rappresenta un vantaggio in almeno quattro aspetti: gli intervistati indicano la qualità della vita (saldo +26%), la tecnologia (+25%) e l’innovazione (+19%), quanto meno come predisposizione culturale, nonché la formazione professionale (+7%). Su quest’ultimo aspetto, dal sondaggio sembra emergere la convinzione della superiorità di alcuni livelli della scuola italiana, come ad esempio i licei. Ma non mancano gli svantaggi: in primo luogo il livello delle retribuzioni (saldo -33%), seguito dalla facilità di accesso al mondo del lavoro (-22%), dalla flessibilità del lavoro (-15%), e dalle agevolazioni per l’accesso al credito (-10%). In ogni caso, se avessero la possibilità di scegliere in quale nazione dell’Unione Europea rinascere, ben un terzo dei giovani e un quarto degli imprenditori sceglierebbe proprio l’Italia.
Quanto al giudizio sulla classe politica italiana, ben l’80% degli intervistati dichiara di avere un’opinione negativa. Tanto che se avessero la bacchetta magica, i giovani cambierebbero prima di ogni altra cosa nel sistema Italia proprio la classe politica (35% tra i giovani, con una punta del 43% tra i giovani imprenditori), seguita dalla burocrazia e dalla “testa degli italiani”.
Gli “under 40” d’Italia, infine,
sono attratti dall’idea di “mettersi in proprio” prima o poi, soprattutto i
maschi (47%), anche se di fatto hanno dovuto optare nel 64% dei casi per un
lavoro da dipendenti nonostante nel 52% dei casi, preferiscano, a livello di
sogno, un lavoro autonomo. Gli ostacoli maggiori che incontrano o che pensano
di incontrare sono gli alti costi di finanziamento (35%) e le difficoltà di
accesso al credito (30%). I giovani imprenditori, invece, puntano il dito
soprattutto sull’eccessivo prelievo fiscale (32%).