Secondo una ricerca della Fimaa della provincia di Milano, nel capoluogo lombardo è in
aumento il numero di negozi, ristoranti e bar, ma il settore fatica a uscire
dalla crisi e anche i ristoratori cinesi, che fino a oggi hanno solo comprato,
cominciano a vendere i loro locali. Secondo l’amministrazione comunale nel 2003
si è registrato un leggero incremento del numero di esercizi commerciali
alimentari e non alimentari: 23.754 (4.261 alimentari e 19.493 non alimentari)
rispetto ai 23.076 del 2002. Lieve crescita anche dei pubblici esercizi che
rientrano nel regime di contingentamento: 5.993 contro 5917. Lo stato generale
di disagio del commercio lo si rileva proprio analizzando il comparto dei
pubblici esercizi. A Milano sono sempre molto richiesti i bar, le tavole fredde
e calde. “Questo perché – ha spiegato
Lionella Maggi, vicepresidente vicario di Fimaa Milano e responsabile del
settore aziende – c’è ancora un contingentamento e la concorrenza di mercato si
esprime in maniera paritaria”. Secondo la ricerca, nel 2003 a Milano i bar non
hanno comunque incrementato i loro guadagni e i ristoranti hanno incassato il
15-20% in meno rispetto al 2002. “Per la prima volta, inoltre – ha affermato
Gianni Larini, coordinatore dei rilevatori di Fimaa Milano - i ristoratori
cinesi, settore che ha subito una dura contrazione degli affari, mettono in
vendita i loro locali”. Questa situazione si ripercuote sui valori di vendita
dei pubblici esercizi, “che sono richiesti -
ha aggiunto Maggi - ma le valutazioni percentuali di
incremento dei listini per le migliori ubicazioni si esprimono su valori più
bassi di un tempo”. Nelle altre tipologie le maggiori richieste percentuali
d’incremento di valutazione per esercizi in ubicazioni primarie riguardano
(insomma, i negozi che valgono di più) a Milano riguardano gli alberghi e le
pensioni, le autorimesse, le tabaccherie e giochi. Richieste anche le edicole
con chiosco. Nel commercio al dettaglio tradizionale, settore che risente
fortemente della concorrenza dei grandi esercizi di vendita, la domanda resta
sostenuta o buona per i panifici e le pasticcerie e le rivendite di pane.
Nell’abbigliamento è buona per le migliori posizioni (ma è molto sostenuta
anche l’offerta).La domanda, invece, è debole per gioiellerie e orologerie
(peraltro a fronte di un’offerta scarsa) e per gli alimentari-gastronomie.
Emerge invece una situazione di crisi per cartolerie e librerie: domanda scarsa
ed offerta eccedente la domanda. “Il commercio fatica a uscire da una generale
situazione di difficoltà”, ha concluso Mauro Danielli, presidente di Fimaa
Milano.