Il sito associativo di Confcommercio dedica il suo consueto Focus al
Censimento 2001 dell’industria e dei servizi, i cui dati definitivi sono stati
resi noti dall’Istat solo in questi giorni e che fotografa un’Italia che in
parte cambia radicalmente rispetto al passato, in parte conferma alcune
caratteristiche consolidate del tessuto produttivo.
I risultati consentono
di conoscere – fino al livello comunale – imprese, istituzioni pubbliche,
istituzioni non profit e relative unità locali, classificate secondo 870
categorie di attività economica, per classe di addetti, forma giuridica e
distribuzione territoriale. Per la prima volta il Censimento rileva anche il
“personale esterno”, che comprende collaboratori coordinati e continuativi,
lavoratori interinali e volontari.
Nel complesso, sono state rilevate 4.083.966 imprese, 15.580 istituzioni pubbliche e 235.232 istituzioni non profit. L’insieme di queste unità si articola sul territorio in poco più di 4 milioni e 755mila unità locali, che danno origine a 19 milioni 411mila posti di lavoro (indipendenti e dipendenti). Inoltre, è stato registrato un aumento complessivo di circa 883mila unità locali rispetto al 1991, mentre in termini di addetti l’aumento è di oltre 1 milione 400mila posti di lavoro.
Tra i cambiamenti si
segnala la crescita esplosiva degli
“altri servizi”, trainati dal cosiddetto terziario avanzato: +60% in termini di
imprese e +33% in termini di addetti. Si razionalizza il commercio, che riduce
numero di imprese (-4%) e di addetti (-4,5%).
Tra le conferme, il
Nord-Ovest mantiene il primato nell’occupazione, mentre continua il processo di
terziarizzazione dell’economia. Le imprese diventano sempre più piccole e sono
rare quelle plurilocalizzate: è il cosiddetto “nanismo” del sistema produttivo
italiano.