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Nessuno mette in discussione i motivi che possono aver spinto le rappresentanze
sindacali a bloccare i voli di Alitalia e, di conseguenza, a creare, di
riflesso, anche pesanti disservizi nel funzionamento della logistica dei nostri
principali aeroporti. Sorprende, invece, sempre di più l’atteggiamento
dell’azienda e dei suoi governativi patrocinatori i quali, per la soluzione del
problema (come contrastare il dissesto di una struttura che perde ormai un
miliardo di lire al giorno), non sembrano ancora sapere che pesci prendere. E
li si può anche capire perché, oltre al problema finanziario e a quello di una
ristrutturazione di un’azienda che, così com’è, non va più da nessuna parte,
c’è un problema politico tanto più marcato in quanto siamo alla vigilia di una
nuova verifica elettorale. Ed è appunto questo il motivo per cui non si possono
adottare soluzioni simili a quelle che, in Svizzera, sono state prese per
liquidare Swissair. Ma chi ha oggi di fronte questi problemi che, appunto, richiedono soluzioni “all’italiana”,
dovrebbe anche maggiormente rendersi conto delle conseguenze che l’esasperato
trascinamento di questa vicenda sta avendo sull’utenza e soprattutto su quella
parte di essa che continua ad approdare, in Italia, per motivi turistici. E
quest’ultima è sempre più sbigottita per la confusione, per non dir di peggio,
che trova quando arriva, passa o parte da Fiumicino o da Malpensa. Ed è facile
immaginare quali proteste arrivino, di rimbalzo, anche alle agenzie turistiche
che hanno provveduto ad organizzare i viaggi di questa utenza. Lasciare
“incancrenire” questa situazione potrebbe insomma diventare, per il nostro
turismo, un problema serio. Vogliamo cercare finalmente di risolverla questa
situazione?