…soluzioni, ci portiamo dietro
ormai da molti anni. E’ ovviamente positivo che i politici siano tornati ad
occuparsene, ma sarebbe opportuno che, da questo fronte, giungessero proposte
che contribuissero ad una reale soluzione del problema e non, invece, solo ad
una sua ulteriore ma improduttiva e demagogica enfatizzazione. L’idea espressa
dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli di una riforma del Codice penale
che sancisse il principio che chi è aggredito possa ritenersi sempre
legittimamente in pericolo di vita e quindi reagire in stato di legittima
difesa è, almeno per come è stata fino ad ora formulata, assai opinabile. Per
due motivi. Primo, perché si allargherebbe oltre misura il concetto di
legittima difesa in contrasto con quel che non solo il nostro ma anche i codici
penali di tutti gli altri paesi europei oggi prevedono. Secondo perché
l’introduzione di questa ipotetica norma potrebbe anche produrre conseguenze
psicologiche devastanti almeno su quella fascia di persone che, scosse
emotivamente da un atto di aggressione, potrebbero essere indotte a mettere più
facilmente mano al grilletto pensando che l’unica soluzione sia quella di farsi
giustizia da soli. Con la conseguenza che i gesti di reazione preventiva,
trasformandosi in una vera e propria “licenza di uccidere”, potrebbero
aumentare a dismisura.
Nessuno esclude che, in sede di
revisione del Codice penale, possano essere meglio tutelati e rafforzati, in
casi circoscritti, i diritti della persona aggredita, ma dovrebbe essere chiaro
che il farsi giustizia da sé dovrebbe continuare ad essere considerata
l’eccezione e non la regola perché , in caso contrario, lo stato di diritto
rischia di prendere un bagno. La verità è che i problemi sono altri e non ci
stancheremo mai di elencarli e di riproporli: 1- l’adozione di strategie di
contrasto che siano affidate agli strumenti dell’Intelligence e quindi siano
soprattutto di carattere preventivo. 2- una più intensa collaborazione tra i
diversi corpi di polizia che consenta di mettere sotto controllo – e gli
strumenti tecnologici oggi certo non mancano- soprattutto quelle aree urbane
che sono il bersaglio di questo tipo di criminalità. 3- Fare in modo che vi sia
la “certezza” delle pene . Oggi questa “certezza” , a causa di un farraginoso e
spesso incomprensibile funzionamento della macchina della nostra giustizia,
oggi non c’è.