Nel giorno
in cui il Tesoro comunica un sostanziale peggioramento del fabbisogno pubblico
(nel primo trimestre il deficit è passato dai 19,7 miliardi dello scorso anno
ai 27,8 di oggi, mentre nel solo mese di marzo il fabbisogno ha raggiunto i
16,7
miliardi
contro i 14,3 del 2003), dall’Europa arriva una sorta di altolà preventivo ai
piani
italiani in materia di riduzione di tasse. Ridurre la pressione fiscale, si
dice a Bruxelles, è operazione lodevole a patto che avvenga non a scapito del
risanamento delle finanze pubbliche e che sia quindi completamente finanziato.
Solo i Paesi con i conti in ordine possono quindi permettersi di abbattere le
imposte, lascia intendere la Commissione Europea.
Un
avvertimento che il ministro Tremonti ha respinto al mittente: “quello che dice
Solbes lo sappiamo anche in Italia, basta l’articolo 81 della Costituzione che
impone le
coperture e
questo Governo lo ha sempre rispettato”. In più, Tremonti ha confermato le
scelte che verranno prese: “faremo una riforma semplice e giusta che partirà
dal
basso. Un
po’ di soldi in più nelle tasche dei cittadini non fanno la felicità, ma
aiutano”.
Mercoledì
prossimo, intanto, sarà reso noto il rapporto di primavera della Commissione
Europea che, secondo le prime indiscrezioni, conterrebbe un dato allarmante:
per la prima volta il nostro Paese avrebbe superato il tetto del 3% di deficit
previsto dal patto di stabilità attestandosi sul 3,2-3,3%. Se la stima venisse
confermata, aprirebbe la strada alla procedura di early warning, avvertimento
preliminare che invita il Governo a correggere i conti.