Billè: contro il crimine
come col terrorismo
E’ amareggiato, Sergio Billè. E arrabbiato. La cosa che
proprio non va giù al presidente di Confcommercio è che «quando ammazzano come
un cane un povero tabaccaio si alza un polverone che però dura lo spazio di un
mattino. Non voglio entrare in polemica con nessuno: il ministro Pisanu si sta
dando da fare per allargare l’ombrello della sicurezza pure nelle periferie. Ma
i risultati sono ancora modesti».
Perché?
«Ha idea di quanti uomini e soldi in questo momento vengono impegnati per
sorvegliare gli obiettivi a rischio attentati? Una marea. E troppo spesso si
trascurano le tante pagliuzze che oggi compongono il puzzle di una criminalità
sempre più violenta, che con Bin Laden c’entra niente ma che continua a
uccidere tanti poveri cristi che commettono l’errore di alzare la saracinesca
ogni mattina».
In che modo pensa si possa fare di
più?
«Non si tratta di mettere un poliziotto di fronte alla vetrina di ogni negozio.
Ma bisogna adottare strategie che consentano un adeguato lavoro di intelligence
e quindi di prevenzione sulle aree a rischio. Combattere cioè questo tipo di
criminalità con le stesse armi che si usano per fronteggiare il terrorismo.
Perché anche queste sono vere e proprie forme di terrorismo. E allora
cominciamo a mettere sotto controllo e a identificare quella massa di sbandati
extracomunitari clandestini che oggi è almeno pari a quello dei regolarizzati».
In che modo?
«Intensificando tra i diversi corpi di polizia quel quotidiano scambio di
informazioni che le moderne tecnologie consentono: ogni commissariato dovrebbe
essere il terminale di questo flusso di informazioni indispensabili per
accendere qualche spia d’allarme».
E. Can.