Bce: il
petrolio deprime la crescita
“Continuano a sussistere i presupposti per un proseguimento dell’espansione economica”, ma bisogna attendersi “tassi di crescita in qualche misura più moderati rispetto alle anticipazioni di alcuni mesi fa a causa dell’impatto dei prezzi petroliferi”. Il tasso di variazione del Pil dell’area euro dovrebbe collocarsi, in media d’anno, in un
intervallo dell’1,6-2% nel 2004, per poi situarsi all’1,4-2,4% nel 2005 e all’1,7-2,7% l’anno seguente”. E’ quanto si legge nel Bollettino Bce di dicembre. La Banca centrale europea precisa inoltre che “nei prossimi mesi valori superiori al 2% e un ulteriore incremento di natura temporanea dagli attuali non può essere escluso”. In una
prospettiva di più lungo periodo, invece, “l’inflazione armonizzata scenderebbe al di sotto del 2% nel corso del 2005 in assenza di altri shock avversi”. In particolare, si legge
ancora, il tasso di inflazione “si porterebbe, in media d’anno, su un livello compreso fra il 2,1 e il 2,3% nel 2004. Esso dovrebbe situarsi all’1,5-2,5%nel 2005 e all’1-2,2% nel 2006, una volta che gli effetti derivanti dai recenti rincari del petrolio e dagli scorsi
aumenti di imposte indirette e prezzi amministrati verranno gradualmente meno”.
Per quanto riguarda la situazione dei conti pubblici dell’area euro “resta fonte di preoccupazione”. “Ai piani di bilancio troppo poco ambiziosi si associano la mancanza di
strategie complessive di riforma e difetti nella compilazione dei dati”.
Quest’anno “tre Paesi - Italia, Paesi Bassi e Portogallo - dovrebbero segnalare posizioni di bilancio pari o molto prossime al valore limite”. Inoltre, sempre nel 2004, la Bce stima che “le discrepanze tra gli andamenti di disavanzo e debito - il cosiddetto raccordo disavanzo-debito - influiranno negativamente sull’evoluzione del debito pubblico in alcuni Paesi, tra cui la Grecia e l’Italia, che già presentano un rapporto debito/Pil molto elevato”.
Confermando le stime della Commissione Ue, inoltre, la Bce ricorda che per il 2005 “è probabile che si avvicinino o raggiungano il 3% del Pil i deficit di Francia, Italia e Paesi Bassi”. E sottolinea, infine che, “nella definizione delle politiche di bilancio le misure temporanee continueranno ad avere un ruolo di rilievo in vari Paesi”.