Secondo il rapporto annuale del Censis, il 47,5% delle famiglie ha modificato le spese alimentari in seguito alla percezione di inflazione crescente, quasi il 60% utilizza i propri risparmi per affrontare nuove spese, il 70% acquista con più frequenza rispetto al passato prodotti a marca commerciale, percepiti come un giusto compromesso tra buona qualità e prezzi contenuti. L’80% è propenso a contenere le spese per il tempo libero, l’83,5% ricorre più frequentemente ad offerte speciali. Il ceto medio continua una sua spasmodica e ormai “ansiosa” ricerca dell’acquisto della casa nonostante i prezzi delle abitazioni restino sempre molto alti. Tra quanti comprano casa si registra una tendenza verso il basso dell’età dei proprietari: ben il 38,4% ha meno di 34 anni e solo il 27,4% ha più di 45 anni. La fascia più giovane è maggiormente rappresentata nei comuni tra i 10 e i 30 mila abitanti (42,5% degli acquirenti). Ancora molta diffidenza circonda invece i servizi avanzati su cui si registra ancora molta diffidenza, anche presso le imprese, che si sono fermate ad una informatizzazione di base, ad un elementare utilizzo delle nuove tecnologie. gli italiani Tornando ai consumi, la “fotografia” del Censis rileva come gli italiani abbiano ridotto (tendenzialmente o nella sostanza) i consumi per l’abbigliamento (-1,8%), le scarpe (-2,9%), gli alimentari (scesi da un +0,8 a un +0,5 per cento). In calo anche il ricorso a servizi ospedalieri (-1,7%) e ad andare al ristorante (-0,1%), scendono infine i soggiorni in albergo (-1,7%) e le spese per assicurazioni (-1,7%). Ma sono i consumi di tabacco a segnare l’arretramento più forte con il calo del 6,1%. A compensare i ribassi di questo tipo di consumi ci sono i beni per i quali si è speso come nel passato o in alcuni casi di più: in testa le bevande non alcoliche (+2,1%) e quelle alcoliche (+3,5%), anche se a registrare i balzi in su più significativi sono state le tariffe dell’elettricità e del gas (+6,1%) seguite da quelle per la fornitura di acqua (+2,9%) e sopravanzate dai costi per gli elettrodomestici e le loro riparazioni (+9,6%). Anche per l’istruzione si è speso maggiormente: il 3,1%. Contro l’incertezza della borsa aumenta anche il ricorso all’acquisto di oggetti preziosi e altri beni rifugio: ne sono prova anche un consistente apprezzamento dei metalli pregiati e il ricorso a valute pregiate e “hedge found”, caratterizzati da elevati livelli di rischio, ma estremamente remunerativi.