Benzinai:
“ci sentiamo in trincea, ma no alla logica da Far West”
“Comprendo l’amarezza di chi fatica nel suo lavoro
tutto il giorno sul piazzale sentendosi costantemente esposto ad atti di
microcriminalità, talvolta lievi, talora purtroppo tragici. Dobbiamo, tuttavia,
evitare che questa amarezza possa sfociare in disperazione, solitudine e
sfiducia totale nelle istituzioni dello Stato e nella solidarietà umana e di
categoria”. Il presidente nazionale della Figisc-Anisa, Luca Squeri, commenta
così le dichiarazioni del benzinaio di Garlate apparse sul Corriere della Sera.
“Comprendo lo sconforto di un collega che ha subito
una rapina, ma la sua totale sfiducia nelle Autorità pensando che l’unica
soluzione possa essere la pena di morte contro atti di criminalità è un
avvitamento nella spirale della violenza e non un deterrente da invocare:
quanto meno non la invoca la categoria dei gestori. Peraltro, se in certi
momenti ci sentiamo ‘in trincea’ a maggior ragione dobbiamo dare la nostra
totale collaborazione al lavoro di Carabinieri e Polizia; guai ritirarsi in una
rassegnazione che rischia di portare nella diffidenza e nel disprezzo delle
istituzioni”.
Per il presidente dei gestori non si tratta di
farsi coinvolgere nella contrapposizione tra “buonisti” e “cacciatori di
taglie”, ma di cominciare a ragionare su come intervenire in via preventiva e
sistematica sui punti più esposti della rete commerciale e dei servizi: “non
sarebbe un processo né facile né scontato, ma, ad esempio, se gli oneri per le
transazioni della moneta elettronica fossero meno gravosi di quelli attualmente
in corso, si potrebbe cominciare a togliere dal circuito di questi esercizi,
tra cui i nostri impianti di carburanti, buona parte di quello che fa gola a
balordi e rapinatori”. “Il problema della sicurezza di alcune tipologie di
punti vendita – continua Squei - ha una dimensione sociale e diffusa, ed
oggettivi costi sociali; si possono arginare alcuni fattori di criticità –
oltre che con l’allestimento di reti di videosorveglianza – soprattutto con la
diffusione del pagamento elettronico: è ora che sistema bancario e Governo
mettano mano ad un progetto specifico nel comune interesse di operatori,
consumatori e tutori dell’ordine”.
“E’ chiaro - conclude Squeri - che non esistono soluzioni
miracolistiche ed immediate; come dimostra anche la tragica vicenda del povero
Maver certi fatti maturano in un clima di progressivo disagio sociale e morale,
di cui diventano protagonisti e, a loro modo, vittime anche giovani che si
possono definire sbandati, ma non criminali abituali od organizzati. Non credo
che a fenomeni di questa complessità ci si possa limitare a rispondere da soli
e con una logica ed una mentalità da far west!”.