Il Progetto Mezzogiorno va avanti
E’ stata definita la seconda parte del Progetto
Mezzogiorno, il protocollo sul Mezzogiorno sottoscritto il 2 di novembre da
Confcommercio e altre sedici organizzazioni sindacali e datoriali, che rinviava
ad un ulteriore documento di approfondimento la definizione degli interventi
già indicati nel protocollo sulle strategie da
adottare e sulle priorità da affrontare nel breve termine per accelerare lo
sviluppo del territorio meridionale, a partire dalla valorizzazione dei suoi
punti di forza. L’allegato, “Interventi
prioritari per migliorare le condizioni di contesto, per il lavoro e la
competitività”, è articolato in 14 paragrafi ognuno dei quali affronta
una determinata tematica. L’asse portante delle proposte di intervento riguarda
principalmente tre aspetti: la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, la
politica infrastrutturale e i fondi strutturali e le politiche di coesione.
Il Mezzogiorno si trova oggi stretto tra problematiche
irrisolte e la competizione costituita dai paesi dell’allargamento e dalle
economie emergenti. Tra gli aspetti “endemici” si cita, in primo luogo, il
basso tasso di partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, una
percentuale del 17,7% di persone in cerca di occupazione nel 2003 (contro il
4,6% del centro-nord e l’8,7% della media nazionale), una vitalità
imprenditoriale maggiore del centro-nord (2,3% di saldo tra imprese nuove e
cessate nel 2003 contro l’1,8%) derivante soprattutto dall’espansione del terziario
che, però, viene a confrontarsi con inefficienze amministrative e mancanza di
una valida strumentazione di sostegno. Sul versante della nuova competizione
internazionale, il Mezzogiorno si confronta con aree caratterizzate da
politiche fiscali aggressive molte delle quali, in un prossimo futuro, saranno
anche destinatarie di rilevanti risorse derivanti dalle politiche europee di
coesione. Per questo motivo è necessario determinare condizioni che rendano
competitivo anche il nostro Mezzogiorno agendo su quelle leve che la disciplina
comunitaria sulla concorrenza (aiuti di stato) consente di impiegare. Ed è
esattamente questa la linea adottata dal documento comune definito tra
sindacati e parti datoriali: attraverso la riduzione dell’Irap per le aziende
che realizzino nuovi investimenti o incrementino la loro base occupazionale e
prevedendo lo sgravio degli oneri contributivi per i nuovi assunti, secondo
modelli già autorizzati dalla Commissione europea nel passato.
Il Mezzogiorno, pur nella varietà delle diverse situazioni
territoriali, è connotato da diffuse carenze in termini di infrastrutture. Il
documento sul Mezzogiorno evidenzia che affrontare il nodo infrastrutturale
corrisponde ad attuare un complesso sistema di azioni. In particolare, è
necessario accelerare le grandi opere infrastrutturali, secondo le priorità
della rete europea TEN (Trans European Networks); completare la costruzione del
Ponte sullo Stretto di Messina integrandolo con le opere di connessione infrastrutturale
del territorio meridionale; destinare le risorse, annualmente stanziate della
legge finanziaria a favore delle opere pubbliche, prioritariamente verso il gap
infrastrutturale e dei servizi pubblici meridionali; programmare le opere
pubbliche ed elaborare la pianificazione territoriale tenendo conto delle
specificità del territorio meridionale ed i suoi fabbisogni; porre in primo
piano il problema del degrado e della vulnerabilità del territorio; promuovere
la partecipazione finanziaria del capitale privato alla realizzazione e
gestione delle opere attraverso l’introduzione di modalità e regole che la
rendano effettivamente possibile con una più ampia apertura alla concorrenza
dei vari settori di intervento.
L’approssimarsi
della nuova fase di programmazione dei Fondi strutturali 2007-2013 richiede un rinnovato impegno sia
del Governo che delle parti economiche e sociali al fine di cogliere questa
importante opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno. In primo luogo la
programmazione dei fondi strutturali deve tornare ad essere terreno di
confronto politico, economico ed istituzionale con il fine ultimo di migliorare
la qualità degli interventi e l’impatto sui principali indicatori di divario. Ma la prospettiva 2007-2013 presenta la
diffusa preoccupazione che il Mezzogiorno veda una notevole riduzione delle
risorse comunitarie causata dall’ingresso dei nuovi stati membri. In tal senso
è necessario che il Governo italiano sostenga con decisione la proposta della
Commissione europea di un tetto per le risorse proprie pari all’1,24% del
Prodotto Nazionale Lordo.