… marcato calo della produzione
industriale appena stemperato da una lieve ripresa delle esportazioni, caduta
strutturale e per quasi tutti i prodotti della domanda di consumo, redditi
delle famiglie in affanno, spesa pubblica che continua a correre sopra il
livello di guardia. Il governo, facendo leva anche sugli strumenti messi a
disposizione dalla legge finanziaria, farà ogni sforzo per favorire, nel nuovo
anno, una sostanziale inversione di marcia. Ma, al di là delle buone intenzioni
e di quel che, in concreto,il governo potrà fare almeno per arginare la folle
corsa della spesa pubblica, il problema di un rilancio della nostra economia è
indissolubilmente legato ad alcuni importanti “fattori” esterni che oggi sono
la vera incognita non solo per noi ma per gran parte dell’Europa. Il primo è
rappresentato dall’economia degli Stati Uniti. Fino a quando essa, per far
fronte al crescente deficit del bilancio federale, continuerà a puntare su una
politica monetaria orientata ad un forte rilancio delle esportazioni, i paesi
ancorati all’euro soffriranno, sui mercati, le pene dell’inferno. Secondo, è
fin troppo ovvio che, in una situazione come quella che si sta delineando, la
politica economia europea deve sostanzialmente cambiare obbiettivi e strategie.
Ma ciò non sarà possibile fino a quando, in Europa, sarà solo la Bce, cioè la
Banca che ha sede a Francoforte, a prendere decisioni e a dettare regole e
comportamenti. Insomma, parallelamente ad un organo di politica monetaria,
dovrebbe cominciare a funzionare un organo, altrettanto efficace ed operativo,
di politica economica. Oggi questo secondo ed indispensabile organo ancora non
esiste e ciò complica alquanto le cose. Terzo, il Patto di stabilità europeo.
E’ evidente che occorrerebbe adeguarlo ad un contesto di politica economica
che, nel corso di questi ultimi anni, ha subito, in Europa come altrove,
sostanziali alterazioni e correzioni. Non si tratta di decidere questa o quella
deroga del patto, ma di ripensarlo nel suo insieme perché, così com’è oggi,
esso non soddisfa più le esigenze di tutta l’area economica europea. E prima ci
si renderà conto di questo e meglio sarà per tutti.