… Ed è proprio questo
l’obbiettivo della missione che, guidata dal Capo dello Stato, è partita, in
questi giorni, alla volta di Pechino. Anche se il cerimoniale degli incontri è
stato il solito, l’arco delle nostre disponibilità nei confronti di questo appetibile
partner si è più che raddoppiato. Non solo, infatti, abbiamo dato il nostro
placet all’immediata cessazione dell’embargo che impediva da molti anni
l’importazione di armi in Cina, ma abbiamo messo sul tavolo proposte che i
complimentosi cinesi hanno mostrato di ascoltare con molto interesse. Alla fine
della fiera però i nodi ancora da sciogliere per intensificare questo rapporto
restano almeno tre. 1- I nostri partner europei -Francia e Germania in primo
luogo- si sono da tempo già attivati in
mille modi e questo toglie sicuramente
spazio alle nostre possibili iniziative. 2- Più che giusto, da parte nostra,
opporsi al tentativo di contingentare, in qualche modo, l’importazione in
Italia di prodotti cinesi, ma ancora non si è capito quanto e come questo
sdoganamento sia reciproco cioè valga anche per l’esportazione dei nostri
prodotti sul territorio cinese. 3- I cinesi hanno convenuto sull’esigenza di
porre un freno alla produzione, sul loro territorio, di prodotti made in Italy
contraffatti, ma ora bisogna vedere se questo formale orientamento di tipo
politico espresso dalle autorità di Pechino avrà un’effettiva incidenza sul
mercato. Comunque vale la pena di tentare perché se prendesse piede anche il
taroccamento dei nostri prodotti, per le nostre imprese sarebbe un colpo
mortale.