Il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha
presentato nel corso di una conferenza stampa le previsioni economiche per il
biennio 2004-2005 e quelle circa
l’andamento dei consumi e dei prezzi di Natale elaborate dal centro Studi della
Confederazione. Billè ha iniziato il suo intervento soffermandosi sui segnali a
suo giudizio più preoccupanti del 2004: “la caduta verticale, negli ultimi mesi
in progressiva accelerazione, dei consumi delle famiglie, da un lato, e la
crescente perdita di competitività del nostro sistema imprenditoriale con forte
contrazione anche del volume delle esportazioni, dall’altro – ha osservato
Billè - mostrano un motore dell’economia sostanzialmente imballato”. “Inoltre-
ha evidenziato - l’acuirsi di questa crisi sta creando, nelle famiglie come
nelle imprese,anche in quelle che noi rappresentiamo, un diffuso, senso di
disagio, di precarietà ed anche di sfiducia sulle possibilità di ripresa, almeno
nel breve periodo, del sistema economica”. Molti italiani secondo Billè, “non
riescono a scrollarsi di dosso la sensazione che le strategie fino ad ora
proposte sia dai partiti di governo che da quelli dell’opposizione per uscire
davvero da questa crisi siano ancora poco credibili e, per alcuni versi,
addirittura velleitarie. Bolle di sapone”. Il presidente di Confcommercio ha
quindi parlato della manovra Finanziaria del governo, definendola “una manovra
dal fiato corto che non dà prospettive di crescita”. E sono almeno tre le parti della legge finanziaria che per Billè
“lasciano l’amaro in bocca”. “Sono incerti, esigui e marginali i tagli di
quella parte della spesa pubblica che, nonostante sia manifestamente improduttiva
ai fini di uno sviluppo del sistema, continua ad ingoiare una grossa fetta
delle risorse disponibili. Si è tagliato qualche rametto secco ma niente di
più. Non vi è traccia di interventi di carattere strutturale che possano
favorire una maggiore trasparenza di un sistema economico che continua ad
essere stretto, soffocato nel cappio di una consolidata e quasi inossidabile
struttura di cartelli e di oligopoli pubblici e privati che, in un libero
mercato, non dovrebbero avere più ragione di esistere. C’è, infine, il fondato
sospetto che questa forzata, quasi affannosa corsa al rientro del deficit e del
rapporto debito/Pil possa aprire nuove e più larghe crepe nelle amministrazioni
locali che, per il ripianamento dei loro debiti di bilancio, saranno
probabilmente costrette a rivalersi sull’utenza”. Billè ha quindi parlato della
riforma fiscale: “e’ certo – ha detto - che la decisione presa dal governo,
proprio in extremis, quasi sul filo di lana, di ridurre, in qualche modo, la
pressione fiscale sulle famiglie è da considerarsi positiva. Anche se devo
aggiungere che sarebbe stato meglio prendere questa decisione, magari con gli
stessi soldi, molto tempo prima quando la crisi non era arrivata a raschiare il
fondo del barile”. “Quel che si è ora deciso – ha aggiunto Billè - anche se per
molte categorie di reddito la riduzione è solo nell’ordine dei decimali, è
comunque un segnale almeno di tendenza che va nella giusta direzione perché è
andando prima di tutto incontro alle esigenze e alle aspettative delle famiglie
che si può stimolare una maggiore domanda di consumo e far quindi ripartire, in
qualche modo, il motore dell’economia. Anche dai settori industriali sono alla
fine venuti consensi a questa linea”. “Certo – ha aggiunto il presidente di
Confcommercio -sarebbe stato meglio trovare risorse anche per il sostegno delle
imprese, per un robusto rilancio di un settore della ricerca ormai ridotto al
lumicino e per tante altre cose, ma quando si hanno solo quattro soldi da
spendere nel portafoglio, due più due, bisogna pur decidere se, per il rilancio
dell’economia, viene prima l’uovo o la gallina”. “Il problema resta però – ha
osservato Billè - quello di vedere se questo leggero spolverino fiscale ora
donato dal governo possa essere sufficiente alle famiglie per difendersi dalle
temperature quasi polari di una crisi che non solo ha falcidiato il loro potere
di acquisto in questi ultimi due anni ma rischia di durare ancora per un
pezzo”. “In realtà, questo spolverino non basta nemmeno a compensare un decimo
delle maggiori spese che ogni famiglia, di qualsiasi fascia di reddito e
qualunque sia il suo tipo di lavoro e di impiego, deve oggi sostenere per il
riscaldamento, per un pieno di benzina, per l’affitto o per l’acquisto di una
nuova casa o per la più semplice delle operazioni bancarie. La verità è che le
famiglie sono veramente oggi al collo di bottiglia e bisognerebbe fare ben
altro per restituire loro una condizione di vita normale”. A questo punto,
Billè ha lanciato un’iniziativa importante: “visto che la politica continua a
glissare e poi a glissare e poi ancora a glissare su questi problemi, credo che
sia arrivato il momento anche per noi di prendere l’iniziativa di agire come
dire, in proprio, da soli, cercando di fare tutto quel che sarà ancora
possibile per andare maggiormente incontro alle esigenze delle famiglie e per
stimolare quindi, di rimbalzo, anche una ripresa dei consumi”. “Non è certo
un’operazione facile da attuare – ha sottolineato Billè - perché gran parte
delle aziende commerciali, comprese quelle della grande distribuzione, hanno
ormai, a causa della caduta dei consumi ma anche per le promozioni che hanno
già attuato sotto varie forme per il contenimento o addirittura di riduzione
dei prezzi, margini operativi che si sono ormai largamente ridotti.Ciascuno
farà quel che potrà”. “Sarebbe importante che questa operazione volta ad un
ulteriore contenimento e, dove e come sarà possibile, ad una vera e propria
riduzione dei prezzi specie dei prodotti di più largo consumo, potesse, ed è
questo il caldo appello che qui rivolgo alle imprese, prendere forma già nei
prossimi giorni in modo non solo da mettere qualcosa di nostro, di solido e di
concreto sotto l’albero di Natale delle famiglie ma di dare anche ad esse una
prospettiva migliore per il nuovo anno che sta per cominciare”.
“Mi fischiano le orecchie – ha aggiunto Billè - quando
immagino come potranno reagire al mio appello quei piccoli commercianti che,
visti i loro sempre più magri incassi, non sanno più come dividere il pranzo
con la cena. Eppure, anche loro, se non vogliono rinunciare non ad uno ma a
tutti e due i loro pasti, devono in qualche modo darsi da fare perché è in
gioco ormai la sopravvivenza del mercato e quindi delle loro stesse imprese. E
sarebbe bene che anche gli operatori piccoli, medi e grandi di tutti i
comparti, commercio, turismo e servizi riflettessero seriamente su questa
proposta e decidessero, nella direzione che ora ho indicato, qualche tipo di
efficace iniziativa”.