Fisco: concordato preventivo ai blocchi di partenza
Con gli ultimi tasselli al loro posto (i moduli per aderire entro il 16 marzo e la circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate) è ai blocchi di partenza il concordato preventivo, il nuovo strumento fiscale che consente a lavoratori autonomi e commercianti di concordare preventivamente le tasse con il fisco. Per chi aderisce (manca poco più di un mese, ma non è esclusa una proroga dei termini) scompare l’obbligo di emettere lo scontrino, a meno che non venga espressamente richiesto dal cliente, e si può usufruire per una parte della tassazione delle aliquote agevolate, 23% e 33%, che secondo la riforma fiscale dovrebbero a regime essere applicate a tutti i contribuenti. Chi non aderisce subirà controlli più intensi e sconterà pene più severe – fino alla chiusura dell’esercizio - se colto in fallo.
Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, presente alla conferenza stampa in cui è stato illustrato il nuovo strumento fiscale, “il concordato definisce un rapporto equilibrato tra la ragione erariale e le ragioni del contribuente”. Il Fisco incassa una “cifra certa”, ma il contribuente ha vantaggi “in termini di risparmio, di contabilità, stress, complessità”.
Da parte sua, il consigliere economico di Tremonti, Giuseppe Vitaletti, ha sottolineato che si tratta di “un patto”, da non confondersi con i condoni, e che “fondamentale sarà il ruolo degli intermediari”.
Ma vediamo in dettaglio in cosa consiste il concordato preventivo. Gli anni di imposta a cui si fa riferimento sono il 2003 e 2004 ed è rivolto ad una platea potenziale di 4,5 milioni di contribuenti. Il gettito indicato dal decretone collegato alla Finanziaria per il
solo 2004 è pari a 3,6 miliardi di euro. Almeno 1.000 euro il reddito da dichiarare per il 2003 e comunque ricavi o compensi almeno pari a quelli del periodo di imposta 2001, maggiorati dell’8% e redditi pari sempre a quelli del 2001 incrementati del 7% per
l’anno di imposta 2003; per il 2004 il “patto” prevede un incremento rispetto ai minimi concordati del 5% nella voce ricavi e del 3,5% per i redditi.
Il concordato preventivo è valutato positivamente da Confcommercio, in quanto semplifica il rapporto tra fisco e imprese, ma allo stesso tempo “preoccupa” il fatto di dover prevedere un aumento di ricavi. “Quel che mi preoccupa - ha detto il presidente di
Confcommercio, Sergio Billè, a margine della registrazione della trasmissione “Telecamere” - è la previsione automatica di incrementi dei ricavi e dei redditi, rispetto alla base 2001, dell’8% e del 7% per il 2003, del 5% e del 3,5% per il 2004”.
Per Billè invece “è interessante in questo concordato sperimentale la semplificazione del rapporto tra amministrazione finanziaria e impresa”. Il presidente di Confcommercio
non si sbilancia sulle possibili percentuali di adesione al nuovo strumento messo in campo
dal fisco: “è difficile oggi fare una previsione generale, perché si tratta di verificare caso per caso il vantaggio dell’applicazione delle aliquote del 23% e del 33% sui redditi
personali rispetto ai costi dell’adeguamento per il 2001, alla congruità degli studi di settore”.