C’è pieno
accordo nel governo, domani (oggi N.d.R.) presentiamo la proposta”. Con queste
parole il vice premier Gianfranco Fini ha “benedetto” l’ultima stesura del
testo sulla riforma previdenziale che l’esecutivo presenterà questo pomeriggio
a Palazzo Chigi alle parti sociali. La proposta del governo dovrebbe introdurre
due novità importanti: la riforma partirà dal 2008, ed introduce il “doppio
canale”, permettendo di andare in pensione o con 40 anni di contributi,
indipendentemente dall’età anagrafica, oppure a 60 anni di età con 35 anni di
contributi, a “quota 95”. Ed è proprio sulla definizione di questa quota che si
sono concentrate le discussioni delle ultime ore. Anche dopo il vertice di
maggioranza di ieri pomeriggio a Palazzo Chigi, c’è stata una riunione alla
quale hanno partecipato il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli ed il
presidente dell’Inps, Gian Paolo Sassi, nella sede del ministro in via Veneto,
per le ultime messe a punto. Non sono esclusi, da quanto si apprende, ulteriori
ritocchi alla formula definita, come ad esempio i 60 anni di età minima per
andare in pensione o i 35 anni di contribuzione che potrebbero anche essere
progressivamente aumentati, verosimilmente di un anno ogni due. Confermata
anche la riduzione delle finestre previste dalla riforma Dini da 4 a 2, per
garantire un risparmio della spesa previdenziale pari allo 0,7% del Pil a
regime. Queste modifiche si aggiungeranno alle disposizioni già annunciate dal
governo, che escludono la decontribuzione per i nuovi assunti (almeno nella
riforma previdenziale, ma potrebbe rientrare nel ddl 848-bis di riforma
dell’art.18) e che introducono il silenzio assenso nel conferimento del Tfr ai
fondi pensione. Sulla versione definitiva della riforma potrebbero comunque
influire anche eventuali aggiustamenti in sede di chiusura di verifica come
pure il confronto con le parti sociali. Un aspetto particolarmente delicato,
visto l’atteggiamento critico di Cgil, Cisl e Uil, che rimarcano la mancanza di
un vero confronto e di concertazione con il governo su un argomento così
delicato, che le tre organizzazioni vorrebbero far rientrare a pieno titolo in
un piano di rilancio economico del Paese e di una riforma complessiva del
Welfare. Cgil, Cisl e Uil, si apprestano ad andare a sentire la proposta del
governo, mentre hanno convocato per questa sera, alle 19 una segreteria
unitaria, proprio per discutere e valutare nel merito i contenuti della
riforma. Intanto però, la Cgil sottolinea senza mezzi termini che “se la
proposta del governo dovesse essere questa, per noi è inaccettabile”.