Prezzi, Billè: “cartellini
usati come schede elettorali”
I cartellini
dei prezzi vengono usati “come schede elettorali”. In una dichiarazione
all’agenzia Ansa, il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha sostenuto
che “questo inizio di campagna elettorale si sta trasformando in
un’insopportabile baraonda nella quale si discute di tutto meno che dei reali
problemi della nostra economia e di cosa sia
necessario
fare per uscire da una crisi di mercato che dura ormai da più di due anni”. Ma
la cosa più grave - secondo Billè – “è che sulla pelle della gente si stanno
usando anche i cartellini dei prezzi come schede elettorali. Ed è davvero
abnorme che sia il mercato, in tutte le sue componenti, a pagare il prezzo di
un confronto politico che mi sembra di
più nel
pallone”. Commenta poi i risultati delle rilevazioni sui prezzi condotte
dall’Ansa nelle principali capitali di Eurolandia (vedi articolo a fondo pagina, ndr),
Billè ha sottolineato come il costo della vita in Italia sia sostanzialmente in
linea con quello degli altri maggiori Paesi europei. “La rilevazione – ha
spiegato - seppur condotta tra prodotti non sempre omogenei e su un numero non
sufficientemente ampio ed articolato, conferma nel complesso quanto già
conosciuto, anche sulla base delle statistiche ufficiali, e cioè che i Paesi a
più elevato reddito pro-capite (Germania, Francia ed Italia) hanno anche
livello di prezzi più alto. Ed analogamente i Paesi meno ricchi (Grecia, Spagna
e Belgio) hanno livelli di prezzo più bassi”. Alla luce di queste
considerazioni - secondo il presidente di Confcommercio - “va sottolineato come
in linea generale emerga una situazione italiana diversa da quanto messo in
risalto da molte parti in quanto la spesa per il totale di questi prodotti è
inferiore di circa il 25% rispetto a quella sostenuta in Germania, cosa che si
registrava anche prima dell’euro, confermando come il famoso cambio 1 euro
mille lire sia in realtà solo una delle tante leggende metropolitane”. Pur
rimanendo difficile dare un giudizio preciso in un confronto fra merceologie i
cui prezzi sono determinati da molti e diversi fattori, una cosa, per Billè,
emerge chiara: “nel caso delle benzine e delle sigarette tra i prodotti più
direttamente confrontabili, un ruolo determinante nella determinazione del
prezzo viene svolto in tutti i Paesi dalla tassazione. In Italia, ad esempio,
su 1,065 del prezzo della benzina quasi 0,74 centesimi (il 70%) sono dati da
accisa ed Iva”.
No alle
statistiche e alle indagini sul carovita i cui dati non abbiano fondamento. E’
l’appello del presidente di Confcommercio, Sergio Billè, secondo il quale
occorrerebbe “un’autorità terza che certifichi l’autenticità, il rigore,
l’estensione di questi impianti
statistici”.
“Non si può andare avanti facendo scoppiare petardi - ha detto Billè parlando a
margine della registrazione della trasmissione “Telecamere” - e nascondendo poi
la mano. Sono iniziative che in qualche modo possono anche creare turbative di
mercato”.
Quanto
all’Istat, Billè ha sottolineato che “sono conosciuti i criteri usati per il
reperimento dei dati e per la loro classificazione”, a differenza di “mille
altre indagini di cui non sappiamo nulla relativamente all’impianto
statistico”. Per il presidente di Confcommercio, comunque, occorre fare delle
riflessioni anche sui sistemi di rilevazione dell’Istituto di
Statistica:
“l’Istat rileva direttamente i prezzi al consumo ma si limita invece, per
quanto riguarda i listini della produzione, a registrare le comunicazioni che
al riguardo fa il produttore. E’ evidente che si può comunicare quel che si
vuole. Perché su questo non si fa oggi il benché minimo riscontro?”.
“L’impoverimento delle famiglie italiane – ha detto inoltre Billè - non dipende
dal prezzo delle zucchine ma dagli elevatissimi costi delle infrastrutture e
dalla vischiosità di un sistema che è rimasto quello di 30 anni fa”. In Italia,
ad esempio, l’energia costa il 40% in più della Francia e l’inefficienza delle
infrastrutture produce costi del 30% superiori alla media europea. E ancora:
“per i soli adempimenti delle norme ambientali un’azienda con 9 dipendenti
sopporta un costo di 15.000 euro l’anno”. Il presidente della Confcommercio ha
poi invitato anche a vedere che cosa succede dietro ai banchi di frutta: “la
direzione antimafia - ha riferito Billè - sta da mesi indagando sul reticolo
degli interessi spesso di stampo mafioso che circonda il campo dove si
raccoglie l’ortaggio e che segue la prima fase della sua distribuzione”.