Le stime
provvisorie dell’Istat limano al rialzo il dato sull’inflazione nel mese di
febbraio: l’indice dei prezzi al consumo sale al 2,4% dal 2,2% di gennaio, con
un aumento mensile dello 0,3%. Per quanto riguarda i diversi capitoli di spesa,
gli aumenti mensili più consistenti si sono avuti per i trasporti (+0,7%),
causati soprattutto dalla ripresa del prezzo della benzina, per i mobili,
articoli e servizi per la casa (+0,5%) e per i servizi sanitari e spese per la salute
(+0,4%). L’unica variazione nulla si è registrata nel capitolo bevande
alcoliche e tabacchi, mentre in riduzione sono le comunicazioni
(-0,5%) e la
ricreazione, spettacolo e cultura (-0,3%). A livello tendenziale l’incremento
maggiore è stato quello del capitolo servizi sanitari e spese per la salute
(passati dal +0,3% di dicembre al +0,6% a gennaio e all’1,9% a febbraio).
L’unico calo si è registrato invece nel capitolo comunicazioni (-4,8%). Gli
analisti dell’Istat fanno
notare,
inoltre, che nel mese in corso si conferma un’inflazione piuttosto forte per
gli ortaggi (+0,6% mensile, +10,5% tendenziale) in un contesto di inflazione
alimentare piuttosto moderata.
I dati provenienti dalle dodici
città campione avevano indicato invece un tasso del 2,3%. Dopo il calo a
sorpresa di gennaio, con il tasso annuo sceso dal 2,5% al 2,2%, il termometro
dei prezzi riprende quindi a salire per la prima volta da agosto scorso, quando
passò dal 2,7 al 2,8%. Tra le dodici città campione, quelle dove si registrano
gli aumenti congiunturali maggiori sono Ancona, Trieste e Torino con +0,5%,
seguite da Milano e Palermo in crescita dello 0,4%. Le più “virtuose”, invece,
sono Venezia, Genova e Perugia, dove i prezzi sono rimasti invariati. Quanto
alla variazione annua, la città che mostra l’incremento tendenziale più marcato
è Torino (3%): seguono Napoli, Trieste, Genova e Palermo, al 2,6%. Al
contrario, Firenze si ferma all’1,8% e Venezia all’1,9%.
I dati definitivi usciranno il 16 marzo.