Legge 488, aiuto
allo sviluppo o all’industria?
La legge 488 è l’argomento del quinto numero di “Focus” - l’innovativo prodotto editoriale che, di volta in volta, “accende i riflettori” su un tema specifico attraverso interviste, rassegne stampa, normative e documentazione varia – che è già on-line nella parte associativa del sito di Confcommercio.
Secondo
i risultati diffusi di recente dal Ministero delle Attività produttive,
sono oltre 500 milioni di euro i fondi complessivamente assegnati attraverso il
IV bando turismo e il III bando commercio per l’applicazione della legge.
Protagoniste indiscusse del finanziamento sono le piccole imprese, che si sono
aggiudicate oltre l’80% delle agevolazioni, in particolare nelle regioni
Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Significativi anche i dati
dell’occupazione attivata nel Mezzogiorno: circa 12.200 unità col IV bando
turismo e quasi 3mila unità col III bando commercio.
Il problema è che il provvedimento, nato con l’obiettivo di rispondere in modo strutturale alle esigenze di sviluppo del Mezzogiorno, continua ad essere appannaggio pressoché esclusivo dell’industria tradendo, così, le aspettative delle imprese del commercio e del turismo, che pure hanno sempre ampiamente dimostrato di saper valorizzare al meglio le poche agevolazioni concesse. La legge 488, dunque, più che un aiuto allo sviluppo economico delle aree sfavorite, è diventata, di fatto, uno strumento di politica industriale.
Si tratta di uno strabismo politico che penalizza il programma di rilancio economico delle aree depresse, come più volte ribadito da Confcommercio, convinta che la rinascita del Sud passi necessariamente per un più deciso sostegno alle imprese terziarie.
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