Prezzi alla produzione: “botta e
risposta” tra Confindustria e Confcommercio
L’Istat ha
reso noto che a dicembre 2003 i prezzi alla produzione dei prodotti industriali
sono scesi dello 0,1% rispetto a novembre mentre sono aumentati dello 0,8%
rispetto ad un anno prima. precisando che nell’intero 2003 la variazione media
dei prezzi è stata dell’1,6% (+0,2% nel 2002). L’Istat ha anche rivisto il dato
di novembre, con i prezzi aumentati dello 0,1% rispetto ad ottobre e dell’1,2%
rispetto a novembre 2002: secondo le stime preliminari erano invece rimasti
invariati a livello mensile ed erano saliti dell’1,1% a livello tendenziale.
Commentando questi dati, il Centro Studi di Confindustria ha
sottolineato che “si allarga nuovamente la forbice tra la dinamica dei prezzi
alla produzione (+0,8% tendenziale l’indice generale, in rallentamento di ben
tre decimi rispetto a novembre) e quella dei prezzi al consumo (+2,5%,
risultata invece stazionaria“. Secondo Confindustria, “questo gap, al di là di
fluttuazioni congiunturali, rappresenta un fattore molto preoccupante di
erosione del potere d’acquisto delle famiglie e, al tempo stesso, di rischio di
indebolimento della competitività delle imprese”. “La persistenza del gap nel
medio termine – ha detto Paolo Garonna, chief economist del Csc - indica
chiaramente quanto sia legato a fattori di natura strutturale da noi più volte
evidenziati, quali la scarsa efficienza nel settore della distribuzione
commerciale e in taluni comparti dei servizi, nonché il peso delle mancate liberalizzazioni
nei settori non esposti alla concorrenza, come ad esempio i servizi pubblici
locali”. Immediata la replica del Centro Studi di Confcommercio, che ha
rilevato che “la
diagnosi fatta dal Centro Studi di Confindustria sulle dinamiche dei prezzi, è
scorretta ed anche assai strumentale perché continua ad ignorare un dato di
fondo che è incontrovertibile e cioè che gli indici dei prezzi alla produzione
e quelli al consumo non sono omogenei tra loro e quindi direttamente
confrontabili”. “Primo – prosegue la nota - perché gli indici alla produzione
incorporano anche beni che non sono destinati al consumo finale. E secondo,
perché non comprendono né i prodotti freschi, né quelli importati, né i
servizi, né tutti gli oneri aggiuntivi che gravano su tutto il settore
distributivo senza distinzione alcuna. La verità è che ci troviamo davanti ad
un ennesimo e assai scorretto tentativo di depistaggio di fronte alla sempre
più palese e marcata perdita di competitività del sistema industriale”. “E mai
come in questo momento – conclude il Centro Studi Confcommercio – Confindustria
farebbe bene a trarre insegnamenti dalle ben note vicende di queste
settimane”.
Tornando ai dati dell’Istat, nel mese di dicembre, al netto dei prodotti petroliferi raffinati e di energia elettrica, gas e acqua, la variazione congiunturale è stata nulla, mentre quella tendenziale è stata pari a +1%. I prezzi dei beni di consumo e quelli dei beni intermedi sono rimasti invariati rispetto a novembre, mentre quelli dei beni strumentali sono saliti dello 0,1% e quelli dell’energia sono scesi dello 0,8%. Rispetto a dicembre 2002, invece, le variazioni sono state pari a +1,5% per i beni di consumo (+0,9% quelli durevoli, +1,7 quelli non durevoli), a +0,9% per i beni strumentali, a +1% per i beni intermedi e a -1,4% per l’energia. Nell’intero 2003 gli aumenti tendenziali più consistenti rispetto al 2002 sono stati quelli dell’energia (+2,5%) e dei beni di consumo non durevoli (+2%), mentre gli aumenti più contenuti si sono avuti per i beni di consumo durevoli e per quelli strumentali (+0,7% e +0,8%). Quanto ai diversi settori economici, a dicembre le maggiori diminuzioni rispetto al mese di novembre si sono avute per i prezzi dei prodotti petroliferi raffinati (-1,1%), dell’energia elettrica, gas e acqua (-0,6%), mentre gli aumenti più significativi hanno interessato i prodotti delle miniere e delle cave (+0,5%) e i mezzi di trasporto (+0,3%).Rispetto a dicembre 2002, invece, gli incrementi più rilevanti sono stati registrati per i prodotti alimentari, bevande e tabacco (+3%), del legno e prodotti in legno e dei mezzi di trasporto (per entrambi +1,9%). Consistenti diminuzioni si sono avute invece per i prodotti petroliferi raffinati (-2,8%).
Per quanto
riguarda infine l’intero 2003, incrementi tendenziali più elevati rispetto al
2002 sono stati registrati nei settori dei prodotti di miniere e cave (+3,4%),
dell’energia elettrica, gas e acqua (+3,1%) e dei prodotti alimentari, bevande
e tabacco (+2,8%); l’aumento più contenuto ha invece riguardato i settori del
cuoio e prodotti in cuoio e
degli
apparecchi elettrici e di precisione (per entrambi +0,6%).