“I
principali Paesi sviluppati sono impreparati a gestire il problema delle
pensioni e
dell’invecchiamento
della popolazione”. A un giorno dall’apertura della riunione annuale di Davos è
questa la diagnosi allarmata di uno studio del “World Economic Forum” che parla anche del caso-Italia, il cui
rischio maggiore è quello di ritrovarsi, nel 2030, con
meno
lavoratori attivi che pensionati, a causa del basso tasso di permanenza al
lavoro di chi ha superato i 55 anni. Intanto, in Italia i sindacati cercano
ancora di definire una piattaforma unitaria per presentarsi compatti
all’apertura di un’eventuale trattativa con il
Governo. Lo
ha ribadito il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, davanti all’esecutivo
della sua organizzazione, e lo hanno confermato anche la Cgil, attraverso la
sua segreteria, e la Uil, per la quale ha parlato il numero due, Adriano Musi.
Sul fronte
dell’Esecutivo, il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, ha invitato il suo collega del Lavoro, Roberto Maroni, a sentire i pareri di tutti i rappresentanti del mondo sindacale, e non solo Cgil, Cisl e Uil.