E’ saltato
il tavolo per il rinnovo del contratto di circa un milione e mezzo di
lavoratori del settore del commercio, tra la Confcommercio e i sindacati del
settore. Da
una parte la Confederazione parla di “mancanza totale di dialogo” e di
“un’inadeguata sensibilità del sindacato verso le esigenze di flessibilità
delle imprese del terziario” (vedi note allegate N.d.R.), mentre i sindacati,
accusano la delegazione imprenditoriale di aver compiuto un vero e propria
voltafaccia. “Avevamo chiuso un accordo – ha spiegato Bruno Boco, segretario
generale della Uiltucs - ma la delegazione imprenditoriale ha bocciato la
proposta. In particolare, la grande distribuzione, ha deciso di respingere in toto
l’intesa faticosamente siglata sulle questioni della tutela del mercato del
lavoro nel settore, e sulla questione salariale (125 euro medio al quarto
livello più 14 euro in quota d’anticipo già versata per il 2003 e 9 euro per
l’assistenza sanitaria). “Abbiamo deciso, come sindacato – ha continuato Boco -
scioperi immediati in tutto il settore della grande distribuzione, per questa
che è stata una decisione assolutamente grave e irresponsabile”. Le
organizzazioni sindacali hanno dichiarato 24 ore di sciopero, otto da
realizzare sabato 3 luglio a livello nazionale e le altre due giornate a
livello territoriale solo nella grande distribuzione con modalità da decidersi,
punto vendita per punto vendita. Secondo la segretaria confederale della Cgil
Nicoletta Rocchi, “l’irresponsabilità della Confcommercio che definisce al
tavolo della trattativa con il sindacato un’ipotesi di accordo per poi
bocciarla sonoramente la mattina dopo, è gravissima. E’ un atto di sprezzante
ostilità che si ritorcerà contro i suoi autori, perché ora, tutto diventa più
difficile”. “La Confcommercio – ha concluso la segretaria della Cgil - ha perso
la qualità più importante per un negoziatore: l’affidabilità e la credibilità”.
La Fisascat-Cisl, replicando alle
affermazioni della Confcommercio sull’inadeguata sensibilità del sindacato
verso le esigenze di flessibilità del settore, sostiene che ad essere
inadeguata è “la Confcommercio e soprattutto le sue imprese”. “Le nostre
cosiddette rigidità - ha affermato il segretario generale Gianni Baratta - sono
rivendicare condizioni negoziate all’utilizzo senza regole del part-time, alle
modalità con cui si assumono i contratti a termine, al modo come rendere meno
precario il lavoro nei nostri settori”. Baratta ha sottolineato che ora “la
parola passa ai lavoratori e agli scioperi. Se Confcommercio pensa che le
nostre posizioni si possano modificare è meglio che si convincano subito che
ciò non sarà possibile. Quello trattato la scorsa notte è un accordo mediato e
ragionevole, irragionevole è pensare che lo si possa cambiare”.