Gli italiani spendono meno. I
consumi a maggio hanno registrato il maggior calo degli ultimi dieci anni.
Perché? «Non mi sorprende - risponde Sergio Billè, presidente di Confcommercio
-: la crisi economica sta deprimendo il potere d'acquisto e intaccando ormai i
tessuti vitali del Paese». E' solo un problema di risorse? «E' anche questione
di fiducia: gli italiani non si fanno più illusioni, si chiudono in casa e
mettono i soldi sotto il materasso». Non sarà che l'aumento dei prezzi, seguito
all'introduzione dell'euro, ha freddato i consumatori? «Tutta la distribuzione
ha ormai superato lo choc dell'euro. Lo scalino dei prezzi c'è stato in tutta
Europa, ce ne siamo assunti la responsabilità. Anche se forse si è tenuto poco
conto del fatto che i commercianti stessero a loro volta pagando servizi più
cari». Forse andrebbe rivisto anche il sistema delle vendite, estendendo i
saldi a tutto l'anno o allungando l'orario di apertura. «Bisogna cambiare seguendo
le richieste del consumatore ma tenendo d'occhio anche il livello dei costi».
Avete appena concluso un contratto che i costi li comprime grazie alla
flessibilità introdotta dalla legge Biagi. «Una flessibilità necessaria su cui
alla fine anche i sindacati hanno concordato». Domani discuterete con il
governo del Dpef. Cosa direte? «Intanto che siamo contenti che si sia conclusa
finalmente la stagione delle bubbole mediatiche e del "tutto va bene
madama la marchesa"». Allude allo stato dei conti? «C'è qualcuno che
davvero può convincerci che questa montagna di debiti sia spuntata fuori
nell'arco di una notte?». Ce l'ha con Tremonti? «Dico che Berlusconi ha fatto
bene a fare questo brusco giro di boa. Meglio dire la verità tutta intera,
tanto gli italiani alla riduzione delle tasse non credono più, come ha
dimostrato l'ultimo risultato elettorale. Adesso però vogliamo vedere cosa c'è
sotto questa ritrovata austerità». Che si aspetta? «Mi auguro che l'obiettivo
sia quello di liberalizzare risorse per rimettere in moto l'economia». Con
quali priorità? «Prima di tutto negli interessi della gente. Basta con il gioco
delle tre carte della manovra dei 7,5 miliardi che si è tradotta in nuove tasse
per le famiglie e le imprese. D'ora in poi per accendere un credito pagheranno
tutti interessi maggiori». Intanto il Dpef rinvia il grosso della diminuzione
dell'Irpef al prossimo anno. «L'ho già detto: il governo abbia il coraggio di
mettere i buoi davanti al carro. Tagliare la spesa si può, partendo ad esempio
dagli sprechi della pubblica amministrazione. Se la gente non torna a spendere,
non ci saranno santi in paradiso che potranno salvare le nostre imprese». Per
le imprese non basta la riduzione dell'Irap? «No, se è rivolta solo a quelle
che fanno innovazione». E se il governo non seguirà le vostre indicazioni?
«Intanto vediamo le carte. Niente cambiali in bianco. Poi se non saremo
soddisfatti sarà guerra frontale a suon di mobilitazioni. Da settembre». Che
significato dà al documento sul Dpef concordato con tutte le associazioni
imprenditoriali? «E' solo un preambolo. Ci auguriamo che a questo segua da
parte delle rappresentanze imprenditoriali una certa trasparenza negli
obiettivi e nelle strategie e un'apertura del confronto con i sindacati».