Slitta al
Consiglio dei Ministri della prossima settimana l’esame del Documento di
programmazione
economica e finanziaria, che è la base della legge finanziaria 2005. Lo ha reso
noto ufficialmente il presidente del Consiglio nonché ministro dell’Economia ad
interim, Silvio Berlusconi, che già in precedenza, parlando al Senato, si era
scusato per il ritardo nella presentazione del Dpef. Di solito, il Dpef viene
varato entro la fine di giugno: quest’anno le vicissitudini in seno alla
maggioranza e l’urgenza della manovra correttiva sui conti pubblici del 2004,
per mantenere il rapporto tra deficit e pil del 2004 sotto il 3%, hanno
provocato lo spostamento. Il nuovo calendario prevede che il Dpef sia discusso
dal Parlamento nell’ultima settimana di luglio: ma, considerate le ferie di
agosto, cominciano a circolare voci di un possibile slittamento a settembre.
Oltre alla verifica ancora in corso nella maggioranza, che blocca qualunque
operatività, c’è una difficolta aggiuntiva di non poco conto: l’entità della
manovra,tra i 22 e i 30 miliardi di euro, che andrà ad aggiungersi ai 7
miliardi e mezzo di euro della manovra varata la scorsa settimana. La
differenza tra i 22 e i 30 miliardi dipende dal fatto che sia varata o meno una
parte della riduzione delle aliquote Irpef: Berlusconi la vuole assolutamente
fare e lo ha ribadito anche ieri nelle aule parlamentari: la riduzione delle
tasse sarà pari ad un punto di Pil e ci saranno anche più investimenti. Quanto
al Dpef allo studio, le ipotesi che circolano sono un giro di vite sulle
pensioni di invalidità, un taglio dei “ticket” sulla spesa sanitaria, minori
trasferimenti agli Enti locali, aumento delle tasse su sigarette e
superalcolici.