Il petrolio
continua la sua volata e mette a segno un nuovo record storico, sfondando a New
York quota 43 dollari al barile. A spingere le quotazioni del petrolio ai nuovi
massimi - sopra i 43 dollari, a 43,05, i contratti Usa con consegna prevista
per settembre, quasi 39 dollari quelli dell’europeo Brent - sono arrivate le
notizie dalla Russia: il colosso petrolifero Yukos ha fatto sapere che potrebbe
bloccare la produzione, tagliando già dalla prossima settimana consegne per 1,6
milioni di barili al giorno per protestare nell’ambito
di una
controversia fiscale con l’amministrazione di Mosca che è tornata a sollecitare
il versamento, da parte del gruppo, di tasse evase per 3,4 miliardi di dollari.
Un possibile
taglio, quello paventato dalla Yukos alla fornitura mondiale che - proprio in
un momento di forte domanda stagionale - non ha tardato a innescare la tendenza
rialzista in un mercato da tempo preoccupato per l’approvvigionamento di “oro
nero” in una situazione mondiale che conta diverse incognite nell’area
mediorientale.
I
riflettori, in Italia, tornano così ad accendersi sui prezzi della benzina che
- dopo i massimi già toccati in questi giorni - rischiano ora di salire alle
stelle. Con i
consumatori
che attaccano il Governo e sollecitano un nuovo bonus fiscale: almeno 35
centesimi al litro, è la proposta dell’Intesa mentre il presidente dell’Unione
Petrolifera
Pasquale De
Vita, fa notare come le compagnie, da tempo, siano impegnate a calmierare le fiammate,
trasferendo al consumo con ritardo e in maniera più contenuta possibile, i
rialzi della materia prima sulle piazze mondiali. Nel frattempo, comunque, i
listini dei carburanti continuano a salire con l’Agip e l’Ip che hanno
annunciato un nuovo ritocco
all’insù di
0,004 euro al litro. Ma solo sul prezzo dei gasoli.