Governo in
affanno sui conti pubblici. Il Dpef, infatti, è slittato di nuovo mentre si
discute sull’eventualità di porre o meno la questione di fiducia sulla manovra
correttiva da 7 miliardi e mezzo di euro. Ma procediamo con ordine. Oggi
l’Esecutivo deciderà se approvare o meno il Documento di programmazione
economico-finanziaria prima della pausa estiva. La situazione è confusa anche
per il neo-ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco. Rispondendo a una
domanda sui tempi del varo del Dpef, il nuovo inquilino di via XX Settembre è
stato secco: “read my lips (leggete le mie labbra, ndr): non so
niente”.
Tuttavia, nel caso in cui il Governo decidesse per il sì, il via libera non
sarà dato questa settimana, bensì in una riunione del Consiglio dei ministri
che sarebbe convocata ad hoc per martedì prossimo.
Per quanto
concerne invece la manovra, il ministro dei Rapporti con il Parlamento,
Carlo
Giovanardi, ha reso noto che il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la
questione di fiducia sul provvedimento. Ma nell’Udc il mal di pancia è
palpabile: “siamo contrari, ma se sarà necessario la voteremo” ha spiegato il
ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. Gelido il commento del
vice presidente del Consiglio, Gianfranco
Fini: “per
me non è prevista”. Ma in serata, il presidente della commissione Bilancio
della
Camera, Giancarlo Giorgetti, è stato lapidario: “il ricorso alla fiducia è
un’eventualità
concreta
anche se qualcuno dice di no”. In attesa che si sciolga il dubbio, la Camera ha
bocciato la pregiudiziale di costituzionalità al decreto, presentata dalle
opposizioni. Per il centrosinistra, ma anche per gli enti locali, i tagli a
Regioni e a Comuni compromettono
l’esercizio
delle funzioni attribuite loro dalla Costituzione. Infine, anche Cgil, Cisl e
Uil sono tornate a bocciare la politica economica del governo (“la
manovra
correttiva e' inutile e dannosa”), lamentando altresì la mancata convocazione
per il Dpef: “è un’occasione persa”.