Firmato il contratto del commercio
E’ stato
finalmente firmato il rinnovo del contratto del commercio. L’accordo per il
rinnovo del contratto, che riguarda un milione e mezzo di lavoratori, prevede
un aumento medio a regime, per il periodo 2003-2006, di 125 euro. Inoltre, è
prevista una tantum complessiva di 400 euro. L’aumento economico sarà erogato
in quattro tranche: 35 euro da luglio 2004, 37 euro da dicembre 2004, 23 euro
da luglio 2005 e 30 euro da settembre 2006, mentre l’una tantum sarà erogata per
250 euro a luglio 2004 e per 150 euro a gennaio 2005. Per Confcommercio si
tratta di “un risultato importante perché contiene il riconoscimento da parte
delle imprese e dei lavoratori del settore che la flessibilità, anche quella
relativa ai rapporti di lavoro, è un dato strutturale irrinunciabile per la
competitività del sistema-paese, e che può e deve essere governata, proprio
attraverso gli assetti contrattuali, per evitare che essa si traduca in
precarietà. Un contratto che recepisce la lezione migliore della riforma
Biagi”.
“L’intesa
- ha riferito il segretario generale della Uiltucs, Bruno Boco - è stata possibile
grazie alla mediazione del presidente della Confcommercio, Sergio Billè che ha
proposto una lieve rimodulazione degli aumenti (spostamento di 3 euro nel
secondo biennio e anticipo di 50 euro dell’una tantum a luglio di quest'anno) e
sulla proposta sui contratti a termine”. ''Abbiamo
arginato di gran lunga - ha detto il segretario generale della Filcams-Cgil,
Ivano Corraini
- i danni che avrebbe comportato la legge Biagi. E’ un buon
contratto che garantisce i diritti dei lavoratori”. Di
“buon accordo” ha parlato il numero uno della Fisascat Cisl, Gianni Baratta,
che si è augurato che “per il futuro interventi cosi’autorevoli e mirati
vengano fatti per i nostri settori per migliorare i diritti di milioni di
lavoratori delle piccole aziende, spesso non in regola”.
Parte economica – L’architettura e il contenuto di merito rispettano
sostanzialmente le regole del protocollo del ’93, fornendo un quadro di
riferimento certo - anche attraverso la verifica dell’andamento dell’inflazione
alla fine del primo biennio - per l’intera durata del contratto (2003-2006).
Apprendistato – Il rapporto ora attivabile per una durata fino a 48
mesi rispetto ai 24 disciplinati dal vecchio contratto, fissa il punto di
equilibrio tra i tempi necessari al processo di formazione e le qualifiche
chiave per i profili degli addetti, ai diversi livelli di inquadramento
contrattuale, compresi quelli medio-alti.
Contratti di inserimento - Sostituiscono i vecchi contratti di formazione lavoro.
Part-time - Riconosciuto il suo ruolo positivo rispetto
all’obiettivo dell’incremento del tasso di occupazione per la sua capacità di
contemperarsi con vari percorsi di vita: donne lavoratrici e studenti
lavoratori, in particolare. Il rilievo del part-time nelle imprese del
terziario è stato governato riconoscendo ai lavoratori alcune tutele di base,
anche in direzione della possibile trasformazione del rapporto da tempo
parziale a tempo pieno, ma anche non penalizzando economicamente la possibilità
che l’impresa richieda al lavoratore ore di lavoro supplementare o una diversa
articolazione dell’orario, attraverso le cosiddette clausole elastiche e
flessibili.
Contratti a termine e di somministrazione
di lavoro a tempo determinato -
Completa liberalizzazione della possibilità di ricorrere a questi strumenti,
nell’ambito di un’aliquota complessiva del 28% del personale. Nessun limite
numerico quando queste forme di rapporto di lavoro vengano attivate o per
start-up aziendali o per sostituzione di lavoratori assenti.
Quadri - La scelta fatta è stata quella di supportare formazione e
assistenza sanitaria, attraverso gli istituti bilaterali (Quas, Quadrifor).
Sicurezza sociale - lstituita l’assistenza sanitaria integrativa e
rafforzata la contribuzione destinata alla previdenza complementare attraverso
il fondo di settore (Fon.Te).
Formazione continua - Il quadro della bilateralità si completa con l’impegno
delle parti per i processi di far riferimento al ruolo operativo di For.te,
il fondo per la formazione continua dell’intero settore terziario.