Il sistema-Italia continua a
perdere colpi
Il
sistema-Italia continua a perdere colpi, condizionato da un basso tasso di
crescita e da una caduta di competitività, mentre al tempo stesso è forte il
divario fra le diverse aree del Paese, in termini di ricchezza, occupazione e
prelievo fiscale. In questa situazione, continua a prendere consistenza il
fenomeno dell’immigrazione interna, diretta prevalentemente nel Nord-Est e
nelle regioni centrali, favorita dalla precarietà della situazione economica
generale e dall’appeal esercitato da alcune aree rispetto ad altre, più
svantaggiate. E’ questo il quadro tracciato dal rapporto annuale dell’Istat che
fa il punto sulla situazione del Paese aggiornata al 2003 e che conferma la
fase di stagnazione
Dell’economia
italiana, iniziata nella seconda metà del 2001 e proseguita anche lo scorso
anno, in cui peraltro è stato pressoché annullato il differenziale in termini
di crescita
rispetto ai
Paesi dell’Unione Monetaria Europea.
Il rapporto
denuncia innanzitutto la caduta verticale della competitività del
sistema-Paese, che si evidenzia fra l’altro nella contrazione degli
investimenti fissi lordi; questi ultimi, dopo essere cresciuti dell’1,2% nel
2003, l’anno passato hanno segnato una drastica diminuzione, -2,1%, il risultato peggiore dal 1993. In
particolare, gli investimenti in macchine ed attrezzature sono crollati del 4%,
come conseguenza del “diffondersi di incertezza circa l’andamento
dell’economia”. A partire dal 2002, inoltre, la crescita dell’economia italiana
mostra un “marcato rallentamento” rispetto al tasso medio del periodo
1997-2001, che coinvolge tutti i principali settori, soprattutto l’industria.
Contestualmente
al ristagno ed alla caduta competitiva, l’Italia è contraddistinta da forti
squilibri territoriali. Fra i 15 Paesi dell’Unione Europea l’Italia registra
del resto i maggiori
divari
interni di reddito pro capite, con ben 17,5 milioni di persone che vivono in
aree con un prodotto interno lordo per abitante inferiore al 75% della media
nazionale.
In questo
scenario, il mercato del lavoro peraltro ha dato fino ad oggi segnali
confortanti, in quanto proprio nel 2003 si è registrato un risultato positivo,
+1% in media annua, per l’ottavo anno di fila. Ma anche a questo riguardo - fa
notare l’Istituto nazionale di statistica - a partire dallo scorso luglio si è
verificata una battuta d’arresto e solo a gennaio 2004 è stato riscontrato “un
nuovo, debole aumento congiunturale”.