Dal febbraio
2002 all’aprile 2004 sono stati 3.368 i furti e le rapine compiuti ai danni di
tabaccai
(1.195 al Nord, 817 al Centro, 1.023 al Sud e 333 nelle isole). Lo ha detto il
presidente della Fit (Federazione
Italiana Tabaccai), Giovanni Risso, presentando a Roma il libro bianco
sulla criminalità nel corso dell’Assemblea nazionale ordinaria della
categoria.
“Per carità di patria - ha detto Risso - non confrontiamo questi dati, scritti
con le lacrime e il sangue dei tabaccai, con le ottimistiche quanto
inattendibili statistiche del Ministero degli Interni”.
E’ per
questo che i tabaccai chiedono ora “leggi diverse, applicate seriamente”.
Secondo Risso, è “la convergenza di diversi fattori che rende assolutamente
negativo il bilancio nei
confronti
della criminalità”. Il presidente della Fit ne ha elenca sei: “1) il pericolo
di attentati terroristici che porta le forze dell’ordine a una continua e
defatigante sorveglianza (ci domandiamo con quali prospettive?) di oltre 10mila
obiettivi sensibili sul territorio; 2) la lentezza dei meccanismi della
giustizia penale; 3) l’applicazione indiscriminata dalla sospensione
condizionale della pena; 4) la considerazione dell’uso di droghe come fattore
di sostanziale non punibilità; 5) la emissione di sentenze aberranti nella loro
leggerezza nei confronti degli autori di omicidi e ferimenti nel corso di
rapine ai danni tabaccai e di converso sentenze di esemplare severità quando
nella difesa viene ferito o ucciso il rapinato; 6) l’incertezza della pena,
anzi la certezza che quale sia la pena non sarà scontata o del tutto (per tutte
le condanne fino a 3 anni, fino 4 per i tossicodipendenti) o in gran parte (per
indulti, amnistie, buona condotta, semilibertà, ingresso in comunità, visite di
parlamentari, interviste televisive e altro)”.
Un duro atto
d’accusa, dunque, quello della Fit: “diciamo chiaramente ai rappresentanti del
Governo e del Parlamento - ha aggiunto Risso - che non chiediamo, ma
pretendiamo leggi diverse applicate seriamente da magistrati richiamati alla
coscienza del loro ruolo, altrimenti saremmo costretti a non considerarci più
cittadini di una repubblica fondata anziché sul lavoro, sulla delinquenza”.