Si sente
solo, non rappresentato da nessuno, preoccupato più per la crescita
dell’inflazione che per il futuro lavorativo, pondera e soppesa le spese
quotidiane, sceglie accuratamente i generi alimentari preferendo quelli tipici
e, piuttosto che per l’abbigliamento, preferisce spendere per computer e
Internet. E’ l’identikit del consumatore campano delineato nel rapporto
“Consumi e stili di vita a Napoli e in
Campania”,
redatto da Censis, Findomestic Banca e sponsorizzato da Confcommercio Campania.
La Campania,
secondo il segretario Generale del Censis, Giuseppe De Rita, è un crogiolo di
stili di consumo differenti, con una tendenza a sdrammatizzare le situazioni
più complesse. In linea con il più classico dei luoghi comuni sui napoletani,
il consumatore partenopeo vive talvolta alla giornata, ambisce a migliorare il
proprio standard di vita, lasciandosi andare, quando possibile, anche al
superfluo, ma quest’ultimo è un atteggiamento comune più agli uomini che alle
donne. Il 95,5% dei consumatori
campani ha detto che le spese sono condizionate soprattutto dalla paura che
l’inflazione continui ad aumentare, mentre poco più della metà, il 52,1%, dalla
poca sicurezza sul
futuro
lavorativo e l’84% dalla difficoltà a tutelare i risparmi. I campani sono
preoccupati anche della scarsa sicurezza dei prodotti alimentari e dal rischio
di attentati terroristici.
Come
risposta a queste incertezze, in Campania sono state decurtate le spese
ritenute superflue, si sono effettuate piccole rinunce, si sono ponderate di
più le spese, esaminando con più attenzione le offerte speciali. L’80% del
campione ha
infatti
dichiarato di aver ridotto recentemente le spese per il tempo libero, quasi il
50% ha rivisto il paniere dei consumi alimentari eliminando qualche prodotto
costoso e sostituendolo con qualche prodotto di marca commerciale e il 63% ha
iniziato ad intaccare parte dei propri risparmi per far fronte ad alcune spese
quotidiane. Nei prossimi mesi l’attenzione delle famiglie campane sarà
orientata all'acquisto di prodotti di alta tecnologia.
Il profilo
del consumatore campano può definirsi autoreferente nelle scelte d’acquisto,
attento ai messaggi pubblicitari, fedele alle marche industriali, ma sempre più
propenso ad
avvicinarsi ai prodotti meno costosi di marca commerciale e legato più ai
piccoli negozi specializzati o di quartiere che a quelli di grande
distribuzione, soprattutto per l’acquisto di beni durevoli dove il consumatore
preferisce essere consigliato dal negoziante
Nell’istantanea
scattata dal Censis, Guido Arzano, presidente di Confcommercio Campania,
individua una vivacità di stili difficile da trovare altrove ma che è smorzata
da una pressione fiscale troppo forte, per questo propone l’abbattimento delle
aliquote
fiscali anche dovendo rinunciare ad incentivi. “La situazione - spiega Arzano - negli anni ha
risentito anche dell’indebitamento delle famiglie in seguito alla rottamazione
delle automobili, della spesa per il superenalotto e gli altri giochi di Stato,
e del passaggio dalla lira all’euro”.
“Non credo
che una manovra fiscale possa rilanciare i consumi”. Così Giuseppe De Rita,
segretario generale del Censis, ha commentato la proposta di Arzano. “Non credo
- ha detto - che sarà facile fare un’operazione sulle imposte perché si penserà
da più parti
che una cosa
del genere possa andare a svantaggio di servizi pubblici di cui c’è grande
richiesta in Italia”.