Giornalai: sindacati mobilitati per dire alla
liberalizzazione totale
I sindacati dei giornalai (Snag
Confcommercio, Sinagi-Slc-Cgil, Cisl Giornalai, Uiltucs
Giornalai e Fenagi Confesercenti)
hanno indetto una manifestazione di protesta, per dire no alla liberalizzazione
totale dei canali di vendita di giornali e riviste e per sollecitare gli
editori a trattare per un nuovo accordo economico. Domani pomeriggio le
organizzazioni sindacali si riuniranno in una assemblea nazionale
all'Auditorium di Roma. Sotto accusa, in particolare, l’articolo 4 del disegno
di legge di riforma dell’editoria messo a punto dalla presidenza del consiglio
dei ministri, in cui si prevede l’apertura totale dei canali di vendita. “Con
la legge 170 del 2001 – ha spiegato Ermanno Anselmi, segretario generale
Slc-Cgil - venne data l’opportunità, oltreché alle edicole, a supermercati,
librai, benzinai, bar e tabaccai di vendere giornali e riviste, stabilendo però
garanzie per i canali tradizionali. Con il ddl dell’attuale governo, si tende
invece ad aprire del tutto i canali,
tagliando per noi criteri di
crescita”. Oggi in Italia esistono circa 38 mila edicole, il cui numero risulta
aumentato del 40% negli ultimi 15 anni. L’apertura dei nuovi canali permessa
dalla legge 170 (circa 4mila punti vendita) non sembra però aver esortato gli
italiani a leggere di più. Con la nuova riforma, potrebbero sorgere
centoventimila nuovi punti vendita. “Gli editori – ha affermato il presidente
di Snag Confcommercio Armando
Abbiati - sostengono che, dato che
il Paese legge poco, bisogna andare incontro ai lettori”. “Con la riforma, di
fatto, - ha aggiunto Abbiati- ci sarà un’apertura alla grande
distribuzione, dove non si ricerca il lettore, ma business”. “L’allargamento
della rete di vendita – ha aggiunto Enzo Bardi, presidente nazionale Uiltucs
Giornalai - non farà altro che aumentare il dislivello tra grande, medio,
piccolo editore. Nella grande distribuzione ci saranno infatti posti soltanto
per le grandi firme e il pluralismo non sarà garantito”. Alla manifestazione di
domani si parlerà anche del rinnovo dell’accordo con la Fieg: “l’accordo è
scaduto ormai da cinque anni – ha rilevato Anselmi - gli editori sembrano non
intenzionati a riconoscerci gli adeguamenti che chiediamo rispetto al lavoro
che svolgono le reti. Rinnovarlo è necessario, dati i cambiamenti del settore.
In particolare, le vendite congiunte di libri e dvd con i giornali ci
richiedono un dispendio di
lavoro non indifferente”.