E’ ormai
emergenza sul fronte dei carburanti con la benzina che, in alcuni distributori
italiani, sfiora quota 1,2 euro al litro, mettendo a segno un nuovo record
storico. E registra, solo dall’inizio dell'anno, un rialzo che si avvicina al
15%, vale a dire oltre 6 volte l’andamento del costo della vita. Per gli
automobilisti italiani l’aggravio di
spesa per
ogni pieno raggiunge ormai le 15 mila lire (+7,5 euro a rifornimento) mentre
per l’inflazione si accende l’allarme rosso.
A ritoccare
i listini, stando a quanto riferisce il Ministero delle Attività produttive,
sono state sei delle nove compagnie presenti sul mercato italiano. Due marchi
(Fina,
+0,010 a
1,172, e Api, +0,006 a 1,171) hanno sfondato il nuovo muro di 1,170 euro al
litro sulla rete stradale ordinaria, che in virtù dei previsti differenziali
per i distributori notturni con assistenza e per quelli collocati in zone
particolarmente disagiate, significa arrivare vicinissimo a 1,2 euro, vale a
dire 2.323 delle vecchie lire. Senza contare che anche il gasolio galoppa di
pari passo, avvicinandosi pericolosamente alla soglia di 1 euro al litro.
Uno scenario
nel quale aumentano le voci che chiedono un intervento di defiscalizzazione
dell’accisa che possa controbilanciare il caro-greggio: l’idea, secondo voci
che si
rincorrono
da tempo, sarebbe quella di usare l’accisa come “cuscinetto”, per assorbire le
fiammate del prezzo del petrolio attraverso un meccanismo che non pesi sul
gettito dell’erario. L’ipotesi fa sempre più breccia in Governo e maggioranza:
se il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, ha ribadito che la
questione “sta molto a cuore ai cittadini”, quello per le Politiche
comunitarie, Rocco Buttiglione, ha affermato che si
tratta di “un
percorso da esplorare”. Mentre la Lega definisce l’operazione “urgente e
strategica”.