… screditare l’Italia. Magari lo
fosse, perché sono cifre -quelle dell’indennità mensile “netta” percepita, in
euro, dal parlamentare italiano che sale al soglio di Bruxelles o di
Strasburgo- che fanno venire qualche brivido alla coscienza nazionale. Non serve
commentarla: basta pubblicarla così com’è. Parlamentare italiano, 11.779 euro,
austriaco, 7500, britannico, 7009, tedesco, 6878, olandese, 6467, belga, 5544,
francese, 5169, spagnolo, 2540, svedese, 4800, irlandese, 5984, danese, 5570,
finlandese, 4541, greco, 4800, portoghese, 3448, lussemburghese, 4637, maltese
(poverino), solo 600. Più le diarie, i rimborsi spese e il pagamento degli
assistenti che, invece, sono uguali per i parlamentari di qualsiasi
provenienza. C’è qualcuno, ai vertici Istituzionali, in grado di spiegarci
l’arcano? E’ vero che il nostro paese è, per entità, il terzo o il quarto
“contribuente” per il mantenimento delle spese di gestione dell’Unione europea,
ma questo non spiega in alcun modo questa spropositata differenza tra le indennità
che percepiscono i nostri parlamentari e quelle che, invece, percepiscono i
parlamentari di paesi assai più ricchi del nostro. Al quotidiano “La Stampa”
non resta che registrare un commento del deputato Clemente Mastella che dice:
“ma lo sapete che un nostro eurodeputato alla fine del mandato può aver messo
da parte anche un miliardo. Un miliardo, capito? Ecco perché, aggiunge,
vogliono tutti candidarsi a Strasburgo: i leader, i sindaci, tutti”. Appunto,
ma resta purtroppo il fatto che questo miliardo lo paghiamo noi.