… ma anche qualche segnale di
controtendenza come, ad esempio, una straordinaria messe di profitti rilevata
dai bilanci trimestrali delle società Mib30 cioè grandi imprese, banche e
assicurazioni. Ma il problema è ora di vedere quale tipo di rimbalzo questo
accumulo di ricchezza finanziaria potrà avere sull’economia reale. E qui il
cielo si va di nuovo grigio per un paio di motivi. Primo perché non si sa
quanto di questi utili verranno davvero destinati a nuovi investimenti anziché
alla distribuzione di maggiori dividendi. Secondo, perché queste società
rappresentano solo una minima parte del sistema di imprese su cui si regge oggi
la nostra economia e che continua ad operare, invece, in condizioni di
particolare difficoltà. Per evitare insomma che possa ulteriormente allargarsi
la forbice tra ricchezza finanziaria (di pochi) e paese reale (di molti) c’è
assoluto bisogno di un piano economico che aiuti il sistema a riprendere, nel
suo insieme, la via dello sviluppo. E questo dovrebbe appunto essere il principale
obbiettivo del documento di programmazione economica e finanziaria che il
governo, passate le elezioni del 13 giugno, si accingerà a varare. Rimettendo
prima di tutto in discussione molti degli strumenti fino ad ora utilizzati per
il sostegno di una politica di sviluppo che fino ad oggi hanno favorito, in
misura abnorme, alcune categorie di imprese a danno di molte altre.