… del farraginoso finale di
questa campagna elettorale, industriali e non (in grande ordine sparso) avevano
proprio voglia di sentire da questa tribuna. La prima è che la nuova dirigenza
confindustriale ha deciso di voltare pagina soprattutto per quanto riguarda il
confronto con le altre parti sociali, sindacati in testa. Insomma, dice
Montezemolo, bisogna far ripartire il motore del dialogo perché, continuando
ciascuno a stare dietro la propria barricata, non c’è, per il sistema, una
possibile via di uscita. Ovviamente bisognerà vedere come questo nuovo modello
di motore funzionerà quando entrerà in pista e comincerà la vera corsa, ma è
l’annuncio che soprattutto i sindacati si attendevano. La seconda è che la
nuova dirigenza ha deciso di mettere qualche paletto in più per quanto riguarda
i rapporti di Confindustria con il governo. Serrato confronto e dialogo, dice
Montezemolo, ma nessuna commistione per quanto riguarda i ruoli che devono
tornare ad essere separati e distinti. E quest’impostazione fa nascere subito
qualche problema perché, per rimodulare ed anche rafforzare, come possibile,
questo dialogo, Confindustria chiede che venga riavviato quella concertazione
che, nell’ultimo anno, il governo, invece, aveva proprio deciso di mettere in
soffitta. E qualche brusca reazione c’è subito stata da parte del ministro del
lavoro, Maroni il quale, piccato per la bordata di critiche fatta da
Montezemolo al federalismo, ha subito tenuto a dire che “la concertazione deve
considerarsi morta e sepolta”. Maroni e non altri che, invece, a questo attacco
hanno reagito in modo molto sfumato. Del resto, è inutile soppesare il problema
oggi: se ne parlerà dopo le elezioni. La terza novità, se così si può definire,
è la messa di elogi che Montezemolo ha rivolto al Presidente Ciampi. Non ha
fatto altrettanto nei confronti del premier Berlusconi e questa “lacuna” nel
discorso è stata ampiamente notata. Insomma ricominciano i grandi giochi. Il
primo Pit stop dopo il 14 giugno.