… come Andrea Camilleri.
Riassunto delle puntate precedenti: per uscire da una crisi che stava
diventando oltremodo drammatica (conti a picco, liquidità appena sufficiente
per pagare gli stipendi) , il governo sbaracca nuovamente la dirigenza e chiama
al capezzale della malata l’ad della rotaia , Cimoli con l’intento di mettere a
punto un piano che possa scongiurare il rischio per la Compagnia di portare i
libri in Tribunale. Il commis di Stato, pressato dai suoi fans (metà governo,
l’altra metà, invece, sulla sua nomina arriccia il naso) , dà subito
un’occhiata alle carte e impallidisce. Primo, perché la situazione di bilancio
era peggiore di quanto egli potesse immaginare. Secondo, perché il governo,
prima ancora di chiamarlo a questo incarico, aveva fissato una clausola per
così dire atipica che prevede che qualsiasi intervento debba essere
preventivamente “concordato” con le parti sindacali. Il che, per il nuovo ad,
ha voluto dire arrampicarsi sugli alambicchi perché , pur prendendo come buona
l’ipotesi di poter scaricare su un’altra società appartenente all’area
Finmeccanica spese e personale di tutti i cosiddetti servizi di terra, i conti,
senza operare tagli , non tornavano lo stesso. E siccome non c’è mai limite al
peggio, a complicare la vita dell’azienda e del suo nuovo ad arrivava anche,
nel frattempo, l’impennata del prezzo del petrolio con immediata ripercussione
sui già pesanti costi di esercizio della flotta. La conclusione è che Cimoli,
per ora, non sa che pesci prendere. Da un lato, infatti, risulta evidente che ,
senza una seria ristrutturazione dell’azienda , sarà difficile poter venire a
capo di qualcosa, dall’altro, ministri come Alemanno insistono perché di
realizzi un’opera di risanamento della Compagnia senza mandare a casa nemmeno
una persona. Il che vuol dire che siamo quasi alla quadratura del cerchio.