Si è aperta
con la presentazione di un’indagine realizzata da Civicom la conferenza
nazionale dei Servizi Pubblici Locali a Verona sul tema “I servizi pubblici
come simbolo del Paese. Tra Stato e Società: le utilities al servizio della
coesione economica e sociale”. La giornata è un’iniziativa dei gestori
associati a Confservizi, il sindacato d’impresa che raggruppa nove federazioni
nazionali di settore (Assofarm, Asstra, Federambiente, Federcasa-Aniacap,
Federculture, Federelettrica, Federgasacqua, Fenasap e Fiaso) e 17 associazioni
regionali Alla giornata partecipano, tra gli altri, Sergio Billè, presidente di
Confcommercio, Bruno Tabacci, presidente della Commissione Attività Produttive
della Camera dei Deputati, e Giuseppe Vegas, sottosegretario al Ministero
dell’Economia.
Dall’indagine
emerge uno spaccato sul rapporto che lega gli italiani ai servizi pubblici.
Sono state intervistate 2mila famiglie e il dato che emerge è che siamo un
Paese affezionato al pubblico, anche se molti si stanno orientando verso il
privato. Il 30%
degli
intervistati, infatti, è convinto che il pubblico funzioni meglio del privato e
lo considera un punto di riferimento. Il 27,5%, invece, preferisce il privato.
Una buona fetta, il 22%, esprime la massima sfiducia nei confronti di tutte le
istituzioni e dà un parere negativo dei servizi pubblici. Un 13,7%,
rappresentato soprattutto dalle casalinghe, ha dichiarato di non utilizzare i
servizi e ha preferito non esprimere giudizi. Sono gli anziani a dichiarare una
maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni e una maggiore soddisfazione
per la qualità dei servizi pubblici, soprattutto nel Nordest.
Tra i
servizi più apprezzati, vengono promossi a pieni voti le forniture di acqua,
luce e gas e le farmacie comunali. Prendono la sufficienza i servizi che
riguardano la scuola, la formazione e la cultura, quelli socio-assistenziali, i
cimiteriali, la gestione dei rifiuti. Sono invece risultati meno soddisfacenti
i servizi che riguardano gli ospedali e il trasporto pubblico.
Altro dato
curioso è che gli italiani sarebbero disposti a pagare qualcosa di più per
avere una maggiore qualità, ma nello stesso tempo il 57,8% dichiara che il
servizio pubblico “non vale quello che costa”. Insomma, si critica il servizio
pubblico, ma non si arriva ad augurare la privatizzazione, visto che il 70,9%
si è dichiarato totalmente contraria quando gli è stato chiesto se è meglio che
tutti i servizi siano privati. Proprio la sfera privata viene ritenuta più
affidabile per quanto riguarda le relazioni con il cliente, i tempi contenuti
di erogazione del servizio, la capacità di risolvere i problemi e la
competenza. Il
pubblico “vince” in fatto di trasparenza e di contenimento dei costi.