Oggi a Roma si sono tenuti gli Stati Generali delle
associazioni professionali. Tra i presenti, il vicepresidente del Consiglio dei
ministri Gianfranco Fini, il segretario dei Democratici di sinistra
Piero Fassino,
il presidente della Margherita Francesco Rutelli, i segretari generali di Cgil e
Cisl Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta e il presidente di Confcommercio
Sergio Billè.
Secondo una ricerca realizzata dal Censis, su incarico del Colap (Coordinamento
Libere Associazioni Professionali), il sistema associativo professionale
italiano si presenta oggi come un insieme fortemente proiettato in avanti, per
crescere e far crescere le proprie componenti interne, presentando attributi di
innovazione e di progetto che si riflettono nelle singole comunità e, tramite
queste, in tutto il sistema socioeconomico. Secondo la ricerca, le iscrizioni
alle associazioni professionali presentano un andamento crescente: negli ultimi
due anni, c’è stata una crescita del 12,9% per un valore di 26.097 unità,
concentrato, sul piano dei valori assoluti nel comparto dei servizi all’impresa
e in termini percentuali nell’area dei servizi alla persona (+32,4%). In ogni
caso si tratta di una crescita che va ad interessare i segmenti economici più
dinamici e cruciali ai fini della creazione di occupazione. Secondo il
coordinatore nazionale del Colap, Giuseppe Lupoi, “il settore dei servizi
professionali contribuisce per il 20% al Pil nazionale (e almeno il 10% è dato
dalle nuove professioni) ed occupa direttamente a tempo pieno oltre quattro
milioni di cittadini. E’ l’unico settore produttivo che registra un incremento
occupazionale”. Dopo aver “snocciolato” questi dati, Lupoi ha sottolineato che
“per tutto questo mondo dinamico e innovativo” non solo non vi sono
“provvedimenti che consentano di esportare capacità e accompagnare la
crescita”, ma addirittura “solo divieti, preclusioni, tentativi di blocco”. Nel
suo intervento, il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha evidenziato
che “nonostante si parli da molti anni, in Italia, di una riforma delle
professioni che soddisfi maggiormente le esigenze del mercato, questa riforma
continua a restare allo stato embrionale con progetti che si accavallano ma che
fino ad ora non sono approdati ad alcun concreto risultato”. “Siamo ancora allo
stadio di progetti – ha proseguito Billè - mentre urgono sempre di più
soluzioni. Con un’altra complicazione aggiuntiva che certo non facilita le
cose: la modifica dell’articolo 117 della Costituzione inserisce, infatti, le
professioni tra le materie per le quali è attribuita potestà legislativa
“concorrente” allo Stato e alle Regioni. Per evitare la creazione di
ordinamenti professionali che possano avere profili diversi da Regione e
Regione, il legislatore nazionale si propone di fissare almeno i principi
fondamentali a cui dovranno attenersi tutte le Regioni. Ma il ddl presentato a
questo scopo da La Loggia è tuttora fermo: non si sa dove e non si sa quando il
suo iter potrà essere davvero sbloccato”. Ma secondo Billè, “questa esigenza di
regolamentazione ha anche un suo rovescio della medaglia che ci preoccupa
particolarmente, quello che possano, su questa scia, crescere, in misura
esponenziale, gli ordini professionali che, in Italia, sono già troppi e spesso
troppo vincolanti per un libero mercato”. “So di andare contropelo – ha detto
Billè - dicendo che, invece, la costituzione degli ordini, insieme
all’attribuzione dell’esclusiva per lo svolgimento di certe professioni,
dovrebbe essere giustificata, in linea sia con quanto affermato dall’Antitrust
sia con il ddl La Loggia, solo dalla necessità di tutelare interessi pubblici
costituzionalmente garantiti e da specifiche esigenze di tutela del mercato e
dei consumatori”. “La verità – ha proseguito il presidente di Confcommercio - è
che per rendere più competitiva sui mercati la libera professione occorre
renderla più flessibile in modo che essa possa sempre più rispondere alle
necessità che derivano dal modificarsi delle regole, delle singole discipline e
delle specializzazioni”.