“Una riforma importante e ambiziosa, un risultato davvero notevole per quantità e qualità”. E’ il giudizio del presidente del Senato, Marcello Pera, sulla riforma costituzionale approvata il 25 marzo a Palazzo Madama. “Per la prima volta – ha detto intervenendo al Forum di Cernobbio – si arriva ad un voto per un cambiamento tanto incisivo della nostra Costituzione, con i mezzi previsti dalla Costituzione stessa”. Dopo aver ricordato che gli scopi dichiarati della riforma sono il consolidamento della democrazia dell’alternanza ed il completamento del federalismo, Pera ha sottolineato che il modello di premierato che si è cominciato ad introdurre sembra “coerente, equilibrato, trasparente e garantito” e quindi non è fondata l’obiezione di chi “sostiene che il governo del primo ministro rappresenterebbe una deriva plebiscitaria o addirittura una forma di perdonismo all’italiana”. Anzi, “finalmente il primo ministro d’Italia potrà dire di avere almeno gli stessi poteri e doveri del sindaco di Cernobbio”.
Il discorso cambia affrontando
la questione del federalismo, riguardo alla quale il presidente del Senato ha
affermato di vedere “luci ed ombre, di cui una assai oscura”, ovvero “la
creazione di uno squilibrio istituzionale, perché il Senato ha un potere enorme
non controbilanciato nei confronti del Governo”. E ciò genera “uno squilibrio
fra istituzioni e apre una contraddizione nel sistema: quella governabilità che
si acquista con i poteri del premier si perde tutta con i contropoteri del
Senato”, oltre a non consentire “la diminuzione dell’abnorme proliferazione di
ricorsi alla Corte per conflitto di competenza” e a far adombrare il rischio di
un “aumento dei costi”.
“Sarebbe comunque sbagliato – ha
concluso Pera – sia considerare il testo già definito sia rigettarlo
totalmente, perché è una riforma assai promettente e, per la parte del
premierato, utile e adeguata. L’unica cosa per cui non c’è tempo è credere che
abbiamo ancora tanto tempo o che possiamo perdere altro tempo”.